La "linea verde" dell'Anderlecht

Nell'ultimo turno di Jupiler League l'Anderlecht ha fatto segnare il record anagrafico riguardo all'undici più giovane schierato nella stagione belga sin d'ora disputata. In campo, contemporaneamente, ben sette under 21, a riprova del fatto di come il club belga abbia ormai un ruolo consolidato nel mondo dei giovani talenti.

Aleksandar Mitrovic (dailymail.com)


Dennis Praet e Aleksandar Mitrovic sono le due stelle di un Anderlecht che quest'anno sta facendo parlare di sè. Dopo la discreta campagna condotta in Champions League, culminata con un terzo posto e relativa retrocessione in Europa League, i biancomalva si apprestano a chiudere una prima parte di stagione tutto sommato positiva. In attesa di capire l'evoluzione europea, dove il prossimo cliente si chiama Dinamo Mosca, a Bruxelles motivi per essere ottimisti ce ne sono parecchi, e quasi tutti possiedono un nome, un cognome e la medesima provenienza. Ovvero, il sempre più florido settore giovanile.

Che l'Anderlecht lavori bene con i ragazzi è ormai un fatto assodato. La società scandaglia ogni angolo del paese per accaparrarsi i migliori talenti in erba, e nel frattempo stringe accordi con club africani aprendo scuole calcio dove formare calciatori locali (l'ultima, in ordine di tempo, è una struttura ad Abidjan, Costa d'Avorio). L'alternativa può essere anche anche anticipare la concorrenza, come accaduto per Mitrovic. Questa filosofia sta iniziando a dare i suoi frutti proprio negli ultimi anni, tanto che nell'ultimo turno casalingo giocato contro l'Oostende, la formazione schierata in campo dal tecnico albanese Hasi sembrava più una formazione di under 21 che non quella di un club in lotta per il titolo con il Bruges, oggi capolista. Praet e Mitrovic hanno risolto la pratica senza particolari problemi; il trequartista, che oggi piace a tutte le big europee, si è preoccupato di aprire e chiudere i conti con una doppietta di pregevole fattura, mentre il centravanti ha segnato a modo suo il gol del 2-0. Attorno a loro, con la sola eccezione della difesa, si sono visti due reparti schierati interamente in virtù di un progetto futuro, volto a rimpolpare le casse societarie nel breve-medio periodo.

Dennis Praet

La rosa abbonda di ragazzini, alcuni affermati, altri in rampa di lancio. Si parte appunto dai due già citati per arrivare a scorrere una lunga lista di potenziali campioncini. Tra di loro c'è Youri Tielemans, il più giovane della truppa (classe 1997), uno che a vederlo giocare sembra un regista veterano tanta è la personalità messa in campo. Accanto a lui, di due anni più vecchio, si è ormai ritagliato uno spazio importante Leander Dendoncker: se Tielemans costruisce, lui cuce l'azione tra i reparti e si preoccupa di ramazzare palloni in mediana, fornendo sempre prove maiuscole tanto da aver attirato - nonostante le poche presenze - sirene russe su di sè. Se in difesa prevale l'esperienza dei Van den Borre e dei Deschacht, l'eccezione si chiama Chancel Mbemba, congolese di nascita e fisicamente devastante, uno che nelle sue sortite offensive e sempre pronto a crare guai. A vent'anni appena compiuti è arrivato il suo primo gol in Champions League (e che gol...), premio per la fiduci che Hasi ha riposto in lui si da inizio stagione. A completare la rosa di giovani fenomeni troviamo l'honduregno Andy Najar ed il ghanese Frank Acheampong; del primo, che abbiamo avuto modo di vedere all'opera anche nell'ultimo mondiale brasiliano, sappiamo quasi tutto. Veloce, brevilineo, incline al dribbling (a volte fin troppo), è stato prima opzionato dai DC United e poi portato in Belgio a gennaio del 2013, dove è stato subito lanciato sfruttando la sua duttilità tattica nel ricoprire ogni posizione sulla fascia destra. Protagonista due anni fa al Torneo di Viareggio, Acheampong nel 2013 ha contribuito in maniera massiccia all'ottima campagna del Ghana al mondiale di categoria, mettendo in mostra il suo bel mancino e prendendosi un posto nella top 11 del torneo a suon di prestazioni.

Chancel Mbemba

I denominatori comuni tra tutti loro? Il primo sicuramente riguarda l'impiego abituale, dato che Hasi ed il suo staff li reputano titolarissimi; il secondo ci porta invece al discorso mercato, visto che la società - prima di cederli - chiederà (a chi non lo ha già fatto) di rinnovare il vincolo all'Anderlecht in forma pluriennale, di modo da poter fare la voce grossa in fase di richiesta. Tra i giocatori meno impiegati ci sono il centrale Michael Heylen, il mediano brasiliano Wigor ed il collega di reparto Samuel Bastien (rispettivamente classe 1995 e 1996), la mezzala congolese ma naturalizzata Andy Kawaya, l'esterno destro Ibrahima Conte e la punta Nathan Kabasele, un'esperienza da dimenticare nel Torino e pronto a rilanciarsi con la maglia del club che lo ha cresciuto. Da questo lotto di nomi usciranno i probabili sostituti dei big con il piede in partenza: "Quando vendiamo un giocatore significa che abbiamo già pronto, in casa, il suo sostituto" ha detto qualche tempo fa il numero uno del club, Roger Vanden Stock. Che, oltre alla carica di chairman, è anche il primo tifoso della squadra. "Cerco di esserci sempre perchè voglio vedere i ragazzi all'opera. Ci tengo a capire se il lavoro svolto è buono - puntualizza - I giovani? Come in tutti gli ambiti gli vanno dati spazio, tempo e fiducia. Ed è quello che facciamo noi".

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