Fútbol para nadie

La sede dell'AFA, Buenos Aires (credito: @FOXSportsArg)

In Argentina non si gioca. Il campionato che doveva iniziare tra fine gennaio ed inizio febbraio non parte, e i motivi - ancora una volta - riguardano l'extra campo. La federazione albiceleste è nel marasma più totale: il passaggio di consegne politico da Cristina Kirchner a Mauricio Macri ha avuto risvolti fondamentali per il futuro del calcio locale. Che, almeno nel breve periodo, non lasciano spazio ad interpretazioni positive.


Nel periodo storico recente il sistema calcistico è stato sorretto in particolare da due persone. 

La prima, fisica, è quella di Julio Grondona, padre padrone del fútbol argentino, l'autentico uomo al comando di un sistema poco limpido in tutte le sue sfaccettature. La seconda figura, simbolica, è stato il "Fútbol para Todos", iniziativa di stampo kirchnerista che prevedeva la trasmissione in chiaro di tutte le partite del torneo albiceleste sulla tv nazionale di Stato. L'allora Presidente della Repubblica decise, nel 2009, di regalare il calcio alla popolazione argentina, in modo che anche le classi più povere potessero vedere i loro beniamini in campo.

L'iniziativa, con un secondo fine politico ben chiaro, permise alla Kirchner di riaffermarsi per un secondo mandato nel 2011, ma alla lunga il sistema del "tutto gratis" è imploso, e adesso i cocci deve rimetterli insieme Mauricio Macri. L'ex Presidente del Boca Juniors ha preso in mano l'Argentina nel dicembre 2015, e si è visto subito presentare il conto per mano dei numeri uno delle società calcistiche, sempre più avidi di soldi e potere. Macri, che nel calcio ha sempre saputo muoversi bene, ha capito sin da subito che continuare a sovvenzionare il calcio si sarebbe rivelata un'arma a doppio taglio. Così, dopo un anno di riorganizzazione è arrivata la decisione definitiva: "Lo scorso anno avevo avvertito tutti: il fútbol smetterà di essere uno strumento politico. I club devono riorganizzarsi e sistemare la montagna di debiti che hanno creato negli anni, rendere sicuri gli stadi e combattere la violenza. Solo allora - ha detto Macri in un'intervista riportata da La Nacion - lo Stato farà la sua parte".

La "parte" che compete al Governo è rappresentata dal pagamento di 350 milioni di pesos che lo Stato deve dare alla federazione argentina come risarcimento per la brusca interruzione di FPT. Soldi che, nella mattinata di giovedì, sono stati sbloccati: "Ma non bastano - ha detto Sergio Marchi, presidente dell'associazione dei calciatori argentini - sono solo una minima parte di ciò che serve per rimettere il calcio in carreggiata".

L'AFA però non ci sta, e subito dopo l'annuncio del pagamento ha diramato un comunicato in cui si invitano tutte le società a scendere in campo nel prossimo weekend. In caso contrario, ci saranno delle penalizzazioni. Alcuni di questi club sono in difficoltà: il Belgrano partirà comunque alla volta di Buenos Aires, il Godoy Cruz ha già organizzato lo spostamento a Rosario in aereo (Mazur, il presidente del Tomba, sembra intenzionato a cedere: "Parlerò con il mio tecnico e con il capitano della squadra. Se giocano, bene. Altrimenti mando in campo i giovani"), mentre il Sarmiento ha chiesto rassicurazioni in quanto i 200 mila pesos spesi per andare in trasferta peserebbero ulteriormente sulle casse di una società perennemente in rosso.

Caos totale, insomma.

Mauricio Macri, Presidente della Repubblica
Il discorso portato avanti da Macri rimanda ad un concetto più che condivisibile: anche in Argentina il calcio deve tornare a sostenersi da solo, come succede negli altri paesi sudamericani.

Dall'altra parte però ci sono i presidenti delle squadre, tutti impegnati a combattere guerre personali. Del gruppo d'elìte fanno parte i grandi club (Boca Juniors, River Plate, Racing, Independiente, San Lorenzo), tutte società che si sentono più importanti delle altre e pretenderebbero un trattamento di riguardo visto il loro blasone storico. Nel secondo gruppo ci sono invece le altre società, alcune delle quali sommerse dai debiti (Newell's, Banfield, Quilmes, Olimpo, Defensa y Justicia) e costrette a programmare il proprio futuro alla giornata. Infine, a sparigliare ulteriormente le carte, c'è il vastissimo mondo dell'Ascenso, ovvero tutte le realtà delle serie inferiori, completamente "dimenticate" dai vertici dell'AFA ma bisognose al più presto di vedere sbloccata questa situazione di stallo.

Non è un caso che dopo il 2014 la situazione sia precipitata. 


La morte di Julio Grondona ha rappresentato un cambiamento epocale nel calcio argentino. 

Nel caso in questione, Grondona con astuzia ha sempre fatto da collante tra tutti i club professionistici e - per prendere i voti anche delle piccole in tempi di elezioni all'AFA - realizzò nei fatti il suo progetto di una Primera Division a trenta squadre.

Dopo la sua dipartita è scoppiato il caos, tra federazione commissariata ed elezioni in cui le piccole hanno le armi per fare la voce grossa. L'episodio grottesco del 2015 (votazione terminata 38-38, ma i votanti erano solo 75) dimostrò nei fatti come il futuro del calcio argentino si sarebbe complicato di lì a poco: "Se non ci sono unione e comunità di intenti - disse l'allora candidato Marcelo Tinelli, oggi figura chiave del San Lorenzo - non si andrà mai da nessuna parte".

Il campionato a trenta squadre, eredità grondoniana, complica i piani anche per i potenziali acquirenti in fase di diritti tv. Infatti, recentemente due colossi satellitari come ESPN e Turner-Fox avrebbero avanzato offerte per accaparrarsi i diritti della Primera Division, scontrandosi però con l'oggettiva difficoltà di gestire un calendario esageratamente fitto. D'altra parte, per riportare il campionato a venti squadre ci andrebbero dieci retrocessioni in un colpo solo: quale dirigente proporrebbe mai una cosa del genere?

Tra i presidenti più battaglieri c'è Daniel Angelici, numero uno del Boca Juniors, che a fine gennaio ha provato a presentare al governo un piano per prorogare il Fútbol para Todos di sei mesi, di comune accordo con l'Ascenso. Proposta rifiutata, con buona pace di tutti: "Voglio proprio vedere cosa faranno senza Boca Juniors e River Plate", ha minacciato Angelici davanti alle telecamere.

I problemi per Angelici però non si fermano qui, visto lo scandalo delle intercettazioni scoppiato qualche settimana fa. Il canale sportivo TyC Sport ha diffuso due audio risalenti al gennaio del 2015, in cui si sentiva il presidente xeneize chiedere a Luis Segura - all'epoca presidente dell'AFA - un arbitro compiacente per lo spareggio-Libertadores col Velez, e a Fernando Mitjans (una sorta di giudice sportivo argentino) di non calcare troppo la mano con le squalifiche.

Nel 2017 si è scritta l'ennesima pagina oscura dello sport argentino. E di calcio giocato, per ora, non se n'è vista nemmeno l'ombra.




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