The Best of #WCU20

Dopo aver archiviato lo storico successo della Serbia, è il momento di stilare la formazione migliore del torneo.


La Serbia è tornata a casa, ricevuta da cinquantamila persone nelle piazze centrali di Belgrado. Un'accoglienza del genere fa capire come e quanto, il popolo serbo, sia
visceralmente attaccato ai suoi beniamini quando indossano la maglia delle Aquile, nonostante il seguito della nazionale maggiore abbia perso smalto da parecchi anni. Mentre nella capitale si applaudono gli eroi neozelandesi, in Brasile ci si lecca le ferite per un titolo sfuggito ad una manciata di secondi dalla lotteria dei calci di rigore. Eppure la Canarinha è sembrata finalmente una squadra continua e di prospettiva, soprattutto sui singoli; l'avvicendamento in panchina tra Alexandre Gallo e Rogerio Micale ha probabilmente cambiato anche la mentalità di una squadra solita partire al mille all'ora, per poi spegnersi col tempo. Grandi applausi li meritano anche Mali e Senegal, rispettivamente terza e quarta classificata, bravi a fare meglio delle ben più quotate Nigeria e Ghana.

Sono molti gli elementi interessanti che si sono messi in luce in Nuova Zelanda, in un torneo che in passato ha lanciato quelli che oggi sono i fenomeni del calcio mondiale; da Messi a Neymar, passando per Cristiano Ronaldo e Higuain. Tutta gente che al Mondiale u-20 si sono fatti notare, nella maggior parte dei casi alzando il trofeo.

RETROGUARDIA DI QUALITA' - Per stilare l'elenco degli undici migliori di questa rassegna iridata non si può che partire dalla difesa. Tra i pali il posto è riservato a Predrag Rajkovic, portiere serbo eletto miglior numero uno del torneo anche dalla FIFA. Rajkovic ha messo in mostra tutto il meglio del suo repertorio, con la chicca finale nella finale di sabato scorso, quando ha letteralmente murato il Brasile in più di una circostanza. Classe 1995, gioca nella Stella Rossa dove quest'anno si è preso il posto da titolare collezionando 28 presenze. Le sue prestazioni non sono ovviamente passate inosservate, tanto che il Benfica sembra già aver messo gli occhi su di lui, ammaliato dal modo sicuro e deciso con il quale ha guidato la difesa serba. Giocano nella Serbia anche Milan Gajic e Nemanjia Antonov, due giocatori che molto hanno in comune tranne il piede preferito; Gajic è un laterale destro con spiccate attitudini offensive, che spesso lo portano ad inserirsi senza palla o addirittura a cercare la botta da fuori area, mentre Antonov è un terzino più bravo a difendere che ad offendere. Il denominatore comune è il club di appartenenza; entrambi sono cresciuti nel floridissimo vivaio dell'OFK, terzo club per importanza di Belgrado, dove le pressioni sono minori e c'è più spazio per emergere. Molto interessante la coppia di centrali, composta da Nicklas Stark e dal più giovane della truppa, l'americano Cameron Carter-Vickers. Stark è un gigante tedesco che nel Norimberga ha già trovato parecchio spazio; bravo soprattutto nel gioco aereo, in lui si rivedono alcune movenze che richiamano alla classica scuola dei centrali difensivi "made in Germania". Sta migliorando molto anche nella tenuta mentale, e fino alla sfortunata eliminazione ai calci di rigore contro il Mali non aveva affatto sfigurato. Carter-Vickers è invece un classe 1997 del quale si parla benissimo, che per ora gioca ancora in patria nello Sporting Kansas City, ma ben presto potrebbe trasferirsi in Inghilterra dove diverse società hanno già mostrato interesse nei suoi confronti.

DIGA IN MEDIANA - Pochi giorni fa si era parlato di lui in ottica Juventus, in previsione della cessione di Pogba. Danilo, mediano bravo a fare entrambe le fasi di gioco, ha 19 anni e gioca nel Braga. In Portogallo ci è approdato nel luglio del 2014 dopo essere stato visto nel sub-17 di due anni fa. Scuola Vasco, una garanzia a livello giovanile, attualmente milita nella squadra B ma per lui stanno piovendo offerte anche dalla Spagna. Menzione d'obbligo per il match winner della finalissima; è Nemanja Maksimovic a vincere il ballottaggio come secondo della mediana, preferito al collega Milinkovic-Savic. E' un centrocampista centrale completo, tanto che lo scorso anno fu ad un passo dal Verona, società che nella persona di Sogliano lo aveva notato con la maglia della nazionale. Invece è finito in Kazakhstan, all'Astana. Ma non è detto sapere se ci resterà ancora molto.

GOL FACILI - Il miglior giocatore del Mondiale eletto dalla FIFA è Adama Traoré. Se non lo conoscete nessun problema: sintonizzatevi qualche volta sulle partite del Barcellona B e capirete com'è possibile che un'onesta nazionale come il Mali abbia scalato le posizioni fino a prendersi il terzo posto. Il grosso del lavoro lo ha fatto lui, con quattro gol tutti decisivi, due dei quali segnati al Senegal nella "finalina" per un posto sul podio. Traorè ha leve agili e veloci, una rapidità nello stretto paurosa e sa vedere molto bene la porta, pur non disdegnando la giocata ad effetto per i compagni. Come Viktor Kovalenko, mezzapunta ucraina in forza allo Shakthar Donetsk, che quest'anno abbiamo imparato ad apprezzare in Youth League. Con il club del Donbass, Kovalenko ha raggiunto la finale, poi persa con il Chelsea, facendosi conoscere in tutta Europa. Inevitabile dunque che la punta di diamante dell'Ucraina fosse lui, autore di cinque reti - e dunque capocannoniere - a pari merito con Bence Mervo. E' proprio l'ungherese il centravanti ideale in questo 4-2-3-1; mortifero negli ultimi metri, Mervo si è fatto conoscere anche per le sue esultanze particolari. Per lui cinque gol e la consapevolezza di aver aiutato l'Ungheria ad emergere un pochino. Gioca nel Gyori ETO, dove quest'anno ha esordito con i grandi. L'ultimo posto lo merita Andrija Zivkovic, tra i più continui della Serbia da inizio torneo alla fine. Lui è la stella del Partizan e la probabile maggior plusvalenza sulla quale la metà bianconera di Belgrado si sfrega le mani. La linea di passaggio per il 2-1 trovata in finale lo descrive al meglio: geniale. E beato chi riuscirà a portarselo a casa.



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