#GoldCup2015 Istruzioni per l'uso



Messico ed USA in prima linea. Quattordici Gold Cup in bacheca e la sensazione che anche quest'anno sarà una lotta a due. Sono le nazionali guidate da Miguel Herrera e Jurgen Klinsmann le favorite alla vittoria dell'edizione 2015 di una manifestazione che arriva subito dopo la Coppa America, regalando agli appassionati italiani altre notti calcistiche.

La mancata copertura televisiva limiterà però l'ascesa di un torneo davvero interessante, che altre alle due squadre citate, di solito porta alla ribalta una manciata di outsiders capaci di inserirsi nella lotta al titolo. Costarica, Honduras e Panama sono le tre candidate di quest'anno, perchè possiedono rose importanti e negli ultimi anni hanno avuto la possibilità di venire sgrezzate tatticamente da tecnici europei molto preparati.

Le gare inaugurali si giocheranno questa notte a Dallas, prima città degli Stati Uniti impiegata per questa Gold Cup utile, oltre che ad assegnare un posto alla prossima Confederations Cup, a tastare il polso del paese in vista della Copa Centenario 2016. Oltre che in Texas (oltre a Dallas, anche Houston metterà a disposizione l'impianto cittadino), si giocherà Boston, Kansas City, Los Angeles, Chicago, Phoenix e Charlotte, con qualche match ospitato da Toronto, Canada. Dai quarti in poi entreranno in scena New York, Baltimora ed Atlanta, con le due finali in programma il 25 ed il 26 luglio a Philadelphia.


MINI GUIDA ALLA GOLD CUP 2015

GRUPPO A



HAITI -
Tanti "europei" all'ordine di un francese. Il calcio ad Haiti è cresciuto tantissimo da quel maledetto 2011, in cui uno tsunami spazzò via la la maggior parte dell'isola. Il rilancio del movimento locale oggi ha le sembianze di Marc Collat, tecnico arrivato ai Caraibi ad inizio 2014, presente quella sera di inizio giugno quando i suoi ragazzi bloccarono l'Italia sull'1-1 in amichevole. Pressing e ripartenze rappresentano le investiture tattiche di questa squadra, che gioca un 4-4-2 molto semplice e si affida ai gol del 23enne Kevin Belfort, punta molto prolifica oggi impegnato nel massimo campionato cipriota. La maggior parte del gruppo milita però in MLS, campionato che ha aperto un canale speciale con Haiti.


HONDURAS -
Jorge Luis Pinto riparte da Tegucigalpa. Il tecnico colombiano, reduce da un grande mondiale alla guida del Costarica, prende in mano "los Catrachos" con l'obiettivo minimo della semifinale. "Non sono venuto qui in vacanza - ha detto il 52enne di San Gil, dipartimento di Bogotà - ma perchè la federazione mi ha messo davanti ad un progetto interessante". Il materiale, in effetti c'è; pur partendo dal fatto che Pinto ha deciso di dare molto spazio a chi gioca in patria (13 giocatori su ventitre provengono dalla Primera honduregna), ci saranno le due stelle europee Figueroa e Najar, mentre l'eterno Valladares - classe '77 - compare ancora tra i convocati anche se la sua titolarità non è (più) tanto scontata. Spiccano le assenze dei giovani Rochez e Lacayo in avanti, dove però è presente Anthony Lozano, che in patria - con la maglia dell'Olimpia - spacca le porte da diverso tempo.


PANAMA -
Dopo l'era Dely Valdes, durata fino a fine 2013, i "Canalones" hanno deciso di affidarsi ad un vecchio lupo di mare come Hernan Dario Goméz perfare quel passo in più verso la maturità. Con il Bolillo al comando Panama è diventata squadra più solida, e con le qualificazioni a Russia 2018 nel mirino si appresta ad affrontare la Gold Cup da mina vagante. La spina dorsale della squadra è buona, con molti giocatori che all'estero sono maturati parecchio: Penedo in porta, la coppia Torres - Cummings ad alzare il muro difensivo, l'altro Torres (Gabriel) a dare geometrie e i due pezzi da novanta, Blas Perez e Tejada, davanti. E' proprio quest'ultimo, in forza ai peruviani del Juan Aurich, la stella della compagine dello stretto. Se avrà le capacità di mantenersi concentrato, evitando le sue solite reazioni da "rosso" diretto, potrà dare un apporto decisivo a Panama.


USA -
Padroni di casa con una sola certezza: bissare l'edizione vinta due anni fa. Ce la possono fare, i ragazzi di Jurgen Klinsmann, che per l'occasione hanno snobbato l'invito alla Coppa America per puntare ad un unico obiettivo. Percentuali di successo? Parecchie. Per rendersene conto basta scorrere la rosa dei presenti. Da Guzan all'interessante terzino destro Yedlin, passando per i centrocampisti Bradley, Beckerman e Diskerud, per finire ai soliti Dempsey, Altidore e Zusi. Insomma, di qualità ce n'è a quintali. La patata bollente semmai ce l'ha in mano il tecnico tedesco, che dovrà fare molta attenzione a dosare con intelligenza tante individualità. Qualche emergente? Magari Alfredo Morales, interessante attaccante passato recentemente all'Ingolstadt, oppure il "Balotelli americano" Zardes, che di Supermario non ha nulla se non lo stile nel vestirsi e pettinarsi.

GRUPPO B


CANADA -
Come può un paese con un bacino d'utenza sterminato non emergere mai? Per informazioni chiedere al Canada, fenomeno curioso dal punto di vista calcistico. Con l'annessione delle franchigie più importanti alla MLS, il campionato locale produce poco in termini qualitativi. Così Benito Floro, spagnolo ex Maiorca e Villarreal, pesca a piene mani dalle serie inferiori europee invertendo un po' la tendenza dei suoi predecessori, sempre più attenti ai (pochi) prodotti locali. Il capitano, Julian De Guzman, è anche la stella della squadra, che tra le poche note positive può contare su due ragazzi dal sicuro futuri. Il primo è Cyle Larin, attaccante degli Orlando City (MLS, of course), il secondo - anch'egli attaccante - è Tesho Akindele, punta dei Dallas FC e probabile titolare nello scacchiere tattico di Benito Floro. Passare il turno rappresenterebbe già un successo sotto la foglia d'acero, viste le oggettive difficoltà riscontrate nelle recenti qualificazioni a Russia 2018.


COSTARICA -
Continuare sulla strada intrapresa in Brasile. Questi sono i dettami per il Costarica, che però rispetto alla campagna brasiliana avrà un leader in meno. Perso il colombiano Pinto, la panchina dei Ticos è stata affidata a Paulo Wanchope, che del colombiano era il vice. Poco male, perchè Pinto - almeno secondo quanto dice Wanchope - non piaceva a nessuno: "Lavoravamo per inseguire un sogno, non di certo per un personaggio falso che qui da noi è venuto solo per lo stipendio". Dopo averla toccata piano però, è arrivato il momento di costruire la squadra da portare in America. Persi per infortunio Tejeda, Navas ed Oviedo, Wanchope punterà forte sul nucleo storico con Umana a guidare la difesa e la coppia Ruiz - Saborio a dare man forte in avanti, dove è attesissimo Joel Campbell. L'attaccante classe '92 quest'anno ha fatto vedere grandi cose, seppur a sprazzi, nel Villarreal. La Gold Cup è l'occasione per mettersi in mostra, in attesa di qualcuno pronto a puntare seriamente su di lui.


EL SALVADOR -
Trentacinque giocatori squalificati, la maggior parte facenti parte della nazionale. Con questo biglietto da visita El Salvador parte alla volta della Gold Cup, mutilato dal "calcioscommesse" e consapevole che gli anni '80, quelli d'oro, difficilmente ritorneranno a breve. Il campionato locale è povero e poco competitivo, tanto che i club faticano ad emergere a livello continentale. Dopo due anni da "vice" per l'Arabia Saudita, Albert Roca ha deciso di intraprendere la difficile missione di rilanciare la nazionale salvadoregna; una volta approdato sull'isola ha girato tutti i campi per studiare i giocatori organizzando diversi raduni. Poi, com'era ovvio, ha fatto l'unica cosa possibile: cercare qualcuno all'estero. Così dall'Islanda, fresco campione in carica con lo Stjarnan, è stato naturalizzato lo spagnolo Pablo Punyed, che con gli attaccanti Burgos (Fredrikstad, Norvegia) e Bonilla (gioca in Romania) rappresenta la batteria offensiva a disposizione di Roca. Tutti e tre vedono la porta, ma dire oggi che questo basterà è un gigantesco azzardo.


GIAMAICA -
Dall'ottobre scorso la Giamaica sta scalando le classifiche del ranking continentale. Prima la vittoria in "Carribean Cup", poi la discreta partecipazione alla Coppa America dove è stata sconfitta tre volte di misura. Ora arriva la prova del nove, con la Gold Cup alle porte. Il problema però è fondamentalmente uno, ovvero che Schafer - scafatissimo tecnico tedesco - ha cambiato solo sei giocatori rispetto alla rosa portata in Cile. Ergo, occorreranno grandi prove di nervi per andare avanti. Se dovesse confermarsi in forma come nelle scorse settimane, Darren Mattocks rappresenterebbe la freccia più appuntita dell'arco giamaicano; classe '90, l'attaccante dei Vancouver Whitecaps è soprannominato "il Drogba giamaicano" per le sue trecce, ma anche per alcuni movimenti che spesso lo portano a cercare la profondità. E' la punta perfetta per Schafer, che gioca prettamente di rimessa, affidandosi alle geometrie di McAnuff ed Austin, entrambi precettati dalle serie minori inglesi, così come il collega Dawkins ed il difensore Mariappa.

GRUPPO C


CUBA -
Aria di rinnovamento per il calcio (e lo sport) cubano. Pochi mesi fa Raul Castro ha aperto le porte di casa facendo disputare una serie di amichevoli ai New York Cosmos. Mai scelta fu più azzeccata; il prossimo passo sarà permettere ai ragazzi cubani di espatriare? E' quello che speriamo. Intanto Raul Gonzalez Triana, un "bielsista" convinto, è l'uomo su cui punta Cuba per bissare l'ottima campagna di due anni fa, quando i sogni si spensero ai quarti di finale. Il miglior risultato risale però al 1971 (un quarto posto), difficilmente ripetibile. Anche perchè Triana ha perso il suo bomber, "el Rifle" Puga, così il peso dell'attacco ricadrà interamente su Armando Coroneaux. Occhio anche al numero 10, Ariel Martinez, un centrocampista molto bravo a legare i reparti. Gioca nel Sancti Spiritus, quello che servirà a Cuba per giocare una Gold Cup di livello.


GUATEMALA -
Marco Pappa, stella dei Seattle Sounders, lo ha detto il giorno del raduno: "Difficilmente potremo vincere, ma non prendeteci sotto gamba". La carica suonata qualche settimana fa ha fatto drizzarele antenne a tutto il Guatemala, paese che sta scoprendo il calcio sempre di più. La nazionale, nonostante sia composta maggiormente da ragazzi del luogo, è discretamente competitiva potendo contare su alcuni elementi che militano in America. Oltre a Pappa, fari puntati anche su Elias Vazquez e Moises Hernandez, perni difensivi della selezione allenata da Ivan Sopegno. Scelta particolare, quella di non dare la panchina ad uno straniero, che Sopegno ha spiegato in prima persona: "Se vogliamo crescere dobbiamo imparare da soli, studiando e documentandoci". Si sente guatemalteco il ct, nonostante sia rosarìno di nascita, vista la sua lunga militanza nel paese. A guidare la truppa ci saranno anche Carlos Ruiz, tra i recorman di presenze in nazionale, e l'altro attaccante Edgar Chinchilla.


MESSICO -
Altra squadra favorita, come gli USA. I migliori sono rimasti a disposizione per arrivare alla "decìma", ma pochi giorni fa un brutto infortunio ha messo ko Javier Hernandez. Senza "el Chicharito", Herrera proporrà probabilmente un 4-2-3-1 con il trio composto da Corona, Dos Santos e Vela dietro al solito Oribe Peralta. Sì, avete letto bene; Carlos Vela torna dopo diversi anni in nazionale, dribblando polemiche e dita puntate da parte dei media locali. La squadra rimane comunque molto forte, imperniata sui vari Layun, Guardado, Aguilar e "Maza" Rodriguez. Poi c'è Hector Herrera, stella del Porto e sogno di mezza Europa (l'altra metà non può permetterselo), una delle individualità maggiori di questo Messico ormai realtà del calcio mondiale. Un limite? Forse la lettura dei match del "Piojo", che già in Cile ha sbagliato un paio di volte a correggere la squadra in corsa. Ma è anche vero che gli avversari sono di tutt'altro tenore rispetto alle sudamericane.


TRINIDAD & TOBAGO -
Dall'Islanda al Kazakhstan. Trinidad è un melting-pot incredibile di campionati fusi insieme per formare la truppa guidata da Stephen Hart. Di formazione britannica, Hart ha girato il mondo per capire chi effettivamente ha le caratteristiche per sposare in pieno la filosofia della selezione centroamericana. Fatto fuori Justin Hoyte, di nomi importanti rimane solo quello di Kenwyne Jones, punta ormai di casa in Inghilterra. "Da lui mi aspetto molto, ha le caratteristiche da leader e so che ci aiuterà tantissimo" ha detto Hart della punta in forza al Cardiff. Che, di rimbalzo, promuove il giovane 19enne Kadeem Corbin come suo erede. In effetti chi ha seguito il torneo sub20 non può che confermare quest'impressione. Corbin è un prospetto interessante, e se opportunamente sgrezzato, diventerà futuribile anche per l'Europa.

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