Squadra che perde cambia. L'allenatore, in questo caso. E Cellino, che ben conosce l'arte dell'esonero, dopo sei gare senza vedere uno straccio di risultato decide di cacciare Ficcadenti per fare spazio a due vecchie glorie della società come l'uruguayano Diego Lopez e Ivo Pulga. Con tutte le ragioni del mondo, e con il risultato di strappare al Torino la vittoria che segna probabilmente l'ennesima rinascita della Fenice Cagliari in vista del prosieguo di stagione.
All'Olimpico finisce 0-1, grazie ad un rigore trasformato da un generosissimo Nenè, impalpabile nella sua prova offensiva ma generosissimo in ripiegamento, ruolo che svolge con abnegazione all'interno di un progetto tattico ben definito dalla strana coppia di tecnici cagliaritani.
Lopez e Pulga, è il caso di dirlo, danno scacco al Toro; e lo fanno nella maniera migliore, colpendo il reparto cronicamente meno forte della squadra condotta da Giampiero Ventura, ovvero un centrocampo che schierato a due va in perenne sofferenza contro la mediana rimpolpata del Cagliari, piena di pedalatori mille polmoni ma anche un ragioniere del calibro di Daniele Conti. Ekdal trequartista mascherato è un'ottima mossa, perchè mette pressione ai due centrali difensivi del Toro dai quali l'azione venturiana riparte perennemente e anche i due finti attaccanti (Ibarbo e Nenè) si occupano più di ripiegare sulle ripartenze granata che non di offendere. I granata continuamo sulla linea del loro 4-2-4, che comprende cocciutamente Stevanovic e Sgrigna palesemente fuori forma, mentre in mezzo tocca a Brighi e Gazzi dare sostanza e aiutare il reparto offensivo con inserimenti che nello scacchiere tattico di Ventura dovrebbero essere la norma. Cosa che però non succede, perchè Daniele Conti è bravissimo a fare da schermo davanti ai quattro difensori e viene prennemente aiutato a turno da Nainngolan o Ekdal in modo da non permettere ai mediani del Toro di ragionare. Altra freccia in meno all'arco del Torino è la prestazione degli esterni: Cerci è spesso avulso dalla manovra, e quando viene coinvolto salta l'uomo raramente pur trovandosi davanti un laterale mediocre come il brasiliano Avelar, mentre dall'altra parte Stevanovic è quantomeno inopportuno, non punta mai Pisano e spreca diverse sovrapposizioni di D'Ambrosio. Ottima impressione hanno invece destato le due coppie di centrali: solita sicurezza per Ogbonna e Glik, episodio del rigore (che non c'era) a parte, e grande prestazione sia per Astori che per Ariaudo. I due centrali sardi si sono dimostrati concentrati, solidi e hanno giocato novanta minuti senza alcuna sbavatura.
La partita è stata a tratti soporifera, con il Torino che ha sviluppato il suo estenuante possesso palla in orizzontale senza sfruttare mai la profondità, e anche se è difficile giocare contro una squadra chiusa a riccio, è pur vero che ripartire sempre da Gillet comporta uno spreco enorme di energie, con conseguente poca lucidità dalla trequarti in su. Di occasioni se ne vedono poche: da una parte Nenè scuote Gillet con un paio di tiri innocui da fuori, dall'altra Bianchi impegna Agazzi di testa e Brighi prova una bota da fuori che termina miseramente a lato. Nella ripresa decidono alcuni episodi arbitrali decisamente dubbi. Prima Cerci salta Avelar che ferma il pallone in area con un braccio, ma la terna giudica irregolare il tocco, però poco più tardi una botta di Astori si infrange su un braccio di Glik da distanza alquanto ravvicinata. Celi è sicuro e fischia il rigore, che Nenè trasforma. Ventura mischia le carte, e dopo aver inserito Vives passando al 4-3-3 (quando ancora si era 0-0), butta dentro Meggiorini e Sansone. Ad una manciata di minuti dalla fine Sansone imbecca Bianchi che segna, in posizione regolare, ma Celi ed i suoi soci annullano ingiustamente ripetendosi nel finale, quando un cross di Sansone incoccia il braccio di Pisano deviano la traiettoria della palla.
Il finale dice 0-1, con il Toro che va alla pausa mentalmente ridimensionato. Ai granata sono mancati nerbo e cattiveria, qualità che erano emerse nelle scorse uscite nonostante un gioco poco brillante. Ventura deve riflettere, e capire che alcuni elementi sono inutili e dannosi al suo gioco dispendioso. Buona la prima per Pulga e Lopez, che ora avranno quindici giorni per lavorare e plasmare la squadra che oggi ha dato comunque una buona risposta.
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