Cordoba - Palermo sola andata

Franco Vazquez e Paulo Dybala sono oggi la faccia della stessa medaglia. Una medaglia rosanero; il Palermo vola dopo il ritorno recente in Serie A grazie alle invenzioni del 'Mudo' e ai gol della 'Joya', entrambi con un passato legato alla città di Cordoba. Insieme stanno costruendo le basi per la salvezza del club siciliano, che quest'anno sta facendo punti dispensando anche un ottimo calcio.



17 ottobre 2010, Primera B Nacional. Al "Gigante de Alberdì" di Cordoba si affrontano Belgrano ed Instituto, due delle tre realtà di una città in cui ogni angolo sa di calcio. Dalla parte "Pirata" c'è un numero 10 che monopolizza il gioco e catalizza l'attenzione di tutti, inventa due assist vincenti per Campodonico e Mansanelli oltre a costringere un avversario ad un fallo criminale che regalerà la superiorità numerica ai suoi. Quel "clasìco" finirà comunque in parità, 2-2, ma l'Argentina avrà tempo per accorgersi di lui. Lui, appunto, è Franco Vazquez; nativo di Tantì, nella profonda provincia cordobense, da ragazzino entra in uno dei vivai più floridi d'Argentina - quello del Belgrano - e lì cresce professionalmente, oltre che umanamente. In tanti anni passati in quel di Cordoba si guadagna il soprannome di "Mudo", il muto, perchè parla poco e lavora tanto. E' un leader riconosciuto, nonostante non sia un personaggio che ama apparire. Il suo impatto col calcio professionistico è stato a salire, con l'apice raggiunto durante il doppio spareggio promozione del 2011 dove, in coppia con Cesar Pereyra, ha inflitto al River Plate il più grande dolore della storia "millonaria". La prima retrocessione della Banda, che però va di pari passo con la promozione di un Belgrano che ormai da anni navigava nelle acque torbide della B Nacional. Ma l'estate successiva Vazquez partirà, non godendosi i frutti della sua conquista dopo un Apertura giocato ancora da protagonista; ad attenderlo c'è il Palermo, che nel gennaio del 2012 lo porta in Italia in prestito con diritto di riscatto, in un'operazione che alla fine si aggira sui 7 milioni di euro. Il suo impatto in terra siciliana rappresenta la prima vera difficoltà della carriera; alla prima stagione con il Palermo ricopre il ruolo di comprimario, mette insieme 14 presenze ma quasi tutte da subentrato. Così Zamparini decide di prestarlo al Rayo Vallecano per fargli accumulare minuti, e mentre il "Mudo" cerca di ritagliarsi spazio nella periferia di Madrid, il Palermo sprofonda in Serie B. Così, quando Vazquez ritorna alla base viene aggregato per il ritiro estivo agli ordini di mister Iachini, e mai abbinamento fu più azzeccato. L'inizio stagione sembra sulla falsa riga degli altri, ma alla lunga il valore del Palermo viene fuori e Vazquez trova in Paulo Dybala il compagno di reparto ideale. Lui rifinisce e il compagno segna. Il ritorno nella massima serie lo vede quindi tra i protagonisti, nonostante il ragazzo non sia mai stato incline al gol (solo 4 lo scorso anno) quanto invece agli assist, dei quali tutti hanno beneficiato.

Quella sera di ottobre Paulo Dybala sedeva in panchina, sulla sponda opposta di Vazquez, perchè la squadra che lo aveva cresciuto era l'Instituto, un'altra espressione di Cordoba e di quello che calcisticamente esprime una città viva e mai doma. Dybala non entrerà, soprattutto per via della maniera in cui si era messa la partita, ma aveva 17 anni ancora da compiere e il tempo per emergera c'era. Frank Kudelka, l'allora tecnico della Gloria, stravedeva per lui, tanto da lanciarlo sul finale di stagione e farlo diventare titolare inamovibile l'anno successivo. I primi approcci tra i grandi non sono incoraggianti, soprattutto perchè in un campionato così fisico le sue misure faticavano ad imporsi. Con il passare del tempo però Dybala prende confidenza con la porta, e attira le sirene del Palermo che - dopo avergli fatto compiere i 18 anni - lo preleva come futura stella della squadra, riscattandolo sei mesi dopo per più di dieci milioni di euro. Dybala ha mezzi tecnici notevoli, rimarcati più volte durante gli allenamenti che evidenziano un gran senso del gol ed un mancino decisamente invidiabile. La sua prima stagione in Italia, così come quella di Vazquez, è da film horror; il Palermo è in crisi tecnica, Zamparini cambia più allenatori che però - come unico denominatore comune - hanno l'apprezzamento per i numeri di questo ragazzo, bravo a ritagliarsi spazio nonostante la situazione non proprio idilliaca tra squadra e ambiente. Con la retrocessione, Dybala diventa invece uno dei punti fermi dell'undici guidato da Iachini, ripagando la fiducia dello staff tecnico con 10 gol e parecchio lavoro al servizio della squadra.

Nel frattempo l'affinità tra Vazquez e Dybala è aumentata esponenzialmente; oggi i due giocano e si trovano ad occhi chiusi, perchè le loro caratteristiche ben si sposano con la filosofia del Palermo operaio costruito da un vecchio volpone come il presidente Zamparini. Vazquez, di quattro anni più vecchio, parte sulla trequarti senza compiti precisi se non quello di inventare, che sia dietro al solo Dybala piuttosto che a supporto di un tandem d'attacco. Dybala sfrutta molto le assistenze del compagno, che ne sa esaltare la capacità di aggredire gli spazi e di giocare sul filo del fuorigioco. Inutile dire che le loro quotazioni si sono alzate esponenzialmente; mentre Vazquez ha recentemente rinnovato fino al 2019, Dybala può diventare un caso dato che il contratto scade a giugno 2016, e quindi la prossima estate il ragazzo può diventare un obbiettivo molto appetibile per i top club, soprattutto se decidesse di andare in scadenza. Nel frattempo però i tifosi del Palermo si godono la loro coppia di fenomeni, che ha saputo infiammare nuovamente una piazza all'apparenza assopita dalla mediocrità, e dopo la salvezza ottenuta punta in alto alla zona Europa figlia, oltre tutto, della mentalità del suo presidente. "Voglio portare il Palermo a lottare per la Champions League", ha detto recentemente Zamparini. Che, se dovesse riuscirci, non potrà esimersi dal ringraziare la città di Cordoba, profonda Argentina, dove nascono i piccoli fenomeni.

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