Egitto paralizzato, c'è Zamalek - Al Ahly


Da una parte c'è la classe operaia, mediamente povera ed orgogliosa; dall'altra la metà borghese della città, più ricca e forse meno accesa, ma pur sempre legata alla propria fede in modo viscerale.
Al Ahly - Zamalek non è un derby qualsiasi. E' "il" derby per antonomasia, quello che assieme ad altre pochissime partite (il Superclasico argentino piuttosto che l'acceso odio iraniano tra Esteghlal e Persepolis) attira su di sè le attenzioni di mezzo mondo. Quel mondo che ama il calcio e che, a causa soprattutto di ciò che è stata la storia egiziana degli ultimi anni, non può non concedersi due ore per fare il punto della situazione su ciò che è rimasto dell'Egitto. Sportivo e non.

Con spiriti contrastanti, giovedì pomeriggio scenderanno in campo le due squadre, alle 17 italiane, per una sfida che - numeri alla mano - vale una bella fetta di campionato. Già, perchè contrariamente alle ultime edizioni di Premier League, questa volta è lo Zamalek a partire da una posizione avvantaggiata dato che dopo diciassette partite i ragazzi allenati da Mohammed Salah (tecnico ad interim insediatosi dopo l'allontanamento del portoghese Pacheco) conducono il campionato da primi in classifica con ben otto punti sugli acerrimi rivali, terzi ma con una gara ancora da recuperare. Per parlare del derby numero 2014 di domani non si può evitare di passare attaverso la storica rivalità che intercorre tra queste due realtà.

Come già detto, Al Ahly e Zamalek rappresentano due diversi ceti sociali, e anche se i primi - a detta di molti - sono i più tifati d'Egitto (secondo alcuni siti sportivi sette egiziani su dieci tiferebbero per le Aquile), anche i White Knight vantano una storia di tutto rispetto. Proprio per via delle bacheche ricchissime di entrambe, ormai la sfida tra queste due squadre si è trasformata in una sorta di incontro mistico. L'Al Alhy è la società con più vittorie in Champions League (sette) ma lo Zamalek segue con a ruota con cinque successi su sei finali giocate. L'apice del pathos venne raggiunto nel 1994, quando a Johannesburg proprio lo Zamalek si vendicò delle sconfitte in Coppa dei Campioni (dove, su otto incroci, non ha mai vinto) battendo i rivali per 1-0, grazie ad una rete segnata da Ayman Mansour.

Inutile aggiungere che fuori dal campo le tifoserie non se le sono mai mandate a dire; nel 1993 l'arbitro francese Mark Batta dovette sospendere un derby dopo tre minuti di gioco perchè, dopo aver estratto un rosso diretto per un giocatore dello Zamalek, l'intera squadra abbandonò il campo in segno di protesta. Questo episodio scatenò una vera e propria guerriglia sugli spalti, che comunque non è stata nè la prima nè - tanto meno - l'ultima. Con l'andare degli anni la federazione ha deciso di far fronte a questa vera e propria emergenza proibendo prima la presenza ai tifosi ospiti, poi facendo giocare alcuni derby addirittura a porte chiuse. Come se non bastasse, appena terminata l'era Mubarak (alla cui caduta hanno partecipato attivamente entrambe le tifoserie), l'instabile situazione della capitale portò addirittura allo spostamento in altre parti del paese. La politica ha giocato un (seppur breve) ruolo nella temporanea pacificazione tra le due fazioni; a fine 2011 in piazza Tahrir le due frange manifestavano vicine, in prima fila, contro il regime di Hosny Mubarak, mentre nel 2012 - in piena Primavera Araba - a Port Said si consumò la tremenda tragedia in cui persero la vita 74 esponenti degli "Ahlawy", parte più rappresentativa di una società che da sempre viene delineata da un forte stampo nazionalista. Anche da questo nacquero i vecchi dissapori: allo Zamalek è stato imputato il fatto di non essere egiziani, dato che nel 1911 furono degli stranieri a fondarlo (il primo presidente fu un belga).

Nel derby del Cairo un ruolo importante lo ha avuto come al solito Mohamed Aboutreika, uno che la storia dell'Al Ahly ha contribuito a scriverla, segnando ben 13 reti durante la sua militanza in biancorosso al "nemico". La sfida di giovedì pomeriggio, che si giocherà al "30 June Stadium" a porte presumibilmente aperte, mette di fronte due realtà al momento distanti, perchè lo Zamalek arriva da tre vittorie di fila e fino ad oggi ha subito una sola sconfitta, mentre l'Ah Alhy ha perso un po' di punti per strada. Ma il dato clamoroso riguarda i precedenti, dato che l'Ah Alhy non ha mai perso negli ultimi 17 scontri diretti. Una dato impressionante, se si pensa che le due compagini si sono sfidate più volte anche in campo internazionale. Salah dispone di una squadra quadrata e ben messa in campo, e si gode i frutti del lavoro fatto da Pacheco, allontanato ad inizio gennaio a causa di alcune divergenze. I Red Devils possono invece affidarsi ad un tecnico di livello, almeno a queste latitudini, come Juan Carlos Garrido ed una squadra esperta, nella quale però spicca la classe di Mahmoud Hassan, detto Trezeguet. La mezzala "box to box" è la stellina di una formazione che vanta anche individualità di spicco come il capitano Ghaly (ex Tottenham) e la punta Moteab, alla quale nelle ultime ore si è aggiunto il centravanti nigeriano Peter Ebimobowei. 

Comunque vada, un altro capitolo di un'importante ed affascinante storia sta per essere scritto e consegnato agli archivi. Che sia Zamalek o Al Ahly, comunque, l'Egitto domani potrà ritagliarsi due ore di normalità.

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