Sudamericano sub17: Brasile campione senza vincere, 11° titolo per la Canarinha

Evander, Lincoln e Leandro: le stelle offensive del Brasile

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“. Lo recita un classico della canzone italiana, ed è un ragionamento applicabile al mondo del calcio. Il binomio vittoria – Brasile ciclicamente si ripete, e se al sub20 la Canarinha non aveva incantato nè dal punto di vista del gioco e nemmeno per pragmatismo, la selezione sub17 lascia il Paraguay con una rocambolesca vittoria. E’ infatti proprio il Brasile a vincere il Sudamericano di categoria, dopo un esagonale molto combattuto e la vetta della classifica ottenuta alla penultima giornata, quando l’Argentina si è clamorosamente suicidata nel doppio incontro con Colombia ed Uruguay. Per i verdeoro è l’undicesimo titolo, che certifica come – almeno tra i giovanissimi – il divario dalle altre sia decisamente rimarcato. La vittoria del sub17 significa anche qualificazione al Mondiale di categoria, che si terrà quest’anno il Cile, dove il Brasile sarà accompagnato da Argentina, Ecuador e clamorosamente dal Paraguay che – vincendo lo scontro diretto contro l’Uruguay – estromette a sorpresa la Celeste dalla prossima rassegna iridata. 


Andy Casquete (Ecuador)
ATTACCO ATOMICO - Nonostante alcune lacune difensive, caratteristica che storicamente attanaglia in negativo le compagini sudamericane, alla fine ha vinto la squadra più continua, brava a sfruttare al meglio le fasce laterali e la devastante batteria offensiva a disposizione di Caio. Il ct però, sfruttando la pessima organizzazione del torneo (l’ultima giornata non è stata giocata in contemporanea, quindi il Brasile – visto il risultato di Argentina – Ecuador – aveva già vinto prima di giocare), ha concesso la passerella finale ad alcuni ragazzi che hanno giocato meno. Nonostante ciò, impossibile dimenticare quanto fatto prima dello 0-1 subito nella notte dalla Colombia; Leandro, punta della Ponte Preta già bloccata dall’Udinese, si è laureato capocannoniere del torneo con 8 gol, mentre Evander e Lincoln si sono spartiti il premio di migliori assist-man assieme all’uruguayano Valverde. Da segnalare anche l’ottimo Klebér (che in patria, viste le misure “small”, è stato ribattezzato Klebinho), laterale destro tutta fascia e probabilmente uno dei prospetti più interessanti da seguire al Mondiale. 


Rodi Ferreira, talentuoso laterale paraguayano
OCCASIONE SPRECATA - Argentina ed Ecuador mangiano amaro. Soprattutto l’Albiceleste però deve fare ammenda. Dopo la vittoria sul Brasile all’esordio della fase finale, i ragazzi di Lemme si sono mentalmente adagiati sugli allori pensando di aver già vinto. E invece, lo testimonia il clamoroso pari con la Colombia, da lì in poi è stata una discesa inesorabile che solo per inerzia gli ha permesso di mantenere il secondo posto. In tutto questo è complice anche il ct, reo di aver sperimentato troppo e di non aver mai dato un’identità precisa alla squadra. Gli uomini per fare bene c’erano (anche dietro, differenza dei campioni), ma alla prova del nove si sono sciolti come neve al sole. Stessi punti ma epilogo totalmente opposto per l’Ecuador, che torna in patria tra gli applausi avendo sfiorato un titolo al quale nessuno credeva. Solo un punto in meno del Brasile e la maggior parte di talenti interessanti consegnati alla storia. Tra questi, i due esterni di centrocampo Andy Joel Casquete e Fabiano Tello, due autentiche frecce molto tecniche, con doti rare di inserimento e senso del gol. Soprattutto il primo ha incantato le folle, candidandosi tra gli mvp della manifestazione. 


La Top 11
ALL’ULTIMO RESPIRO - A Luque si fa festa. Il Paraguay, che alla vigilia dell’ultima partita aveva solo la vittoria a disposizione per centrare il Mondiale, batte 2-1 l’Uruguay e sugli spalti del “Feliciano Caceres” si può esultare. I gol di Christian Paredes e Carlos Ferreira scrivono il 2-1 rifilato all’Uruguay, vera delusa del torneo soprattutto perchè anche durante la passerella finale il “crackFederico Valverde si era inventato un’altra magia per tenere a galla la Celeste. In campo tanta roba da dare in pasto agli scout; il terzino destro Rodi Ferreira ha rappresentato un vero asso nella manica del “conjunto guaranì“, cos’ come l’omonimo Carlos – peperino d’attacco – e il solito Sergio Diaz, classe 1998 e già protagonista sia al sub20 sia con la maglia del Cerro Porteño. Valverde a parte, nell’Uruguay meritano una menzione il mancino Marcelo Saracchi e il numero 9 Diego Rossi, mentre il tanto atteso Nicolas Schiappacasse ha giocato con il contagocce. D’altronde è un classe 1999, e anche se le occasioni per mettersi in mostra arriveranno, un gol e la chiamata dell’Atletico Madrid sono già realtà.    

LA TOP 11 - Scegliere un portiere è sempre difficile a queste latitudini, perchè nel ruolo esistono poche eccellenze. Anche al Sudamericano in questione non si è visto granchè tra i pali, e per questo Franco Petroli – il numero uno argentino – si merita la palma di migliore per aver subito meno gol degli altri. A destra, in un 4-2-3-1 molto offensivo, spazio alla freccia brasiliana Klebér mentre a sinistra occorre fare un’eccezione ed inserire Rodi Ferreira. Ok, il talento paraguagio gioca a destra, ma non inserirlo nella top 11 sarebbe un delitto troppo grande. E lui, ne siamo convinti, accetterebbe il dirottamento pur di esserci. In mezzo alla difesa spazio alla coppia composta da Elvis Echague (Paraguay) e Facundo Pardo (Argentina), entrambi centrali completi e con più di un punto di forza a loro favore. In mezzo al campo tocca al Julian Chicco, mediano mille polmoni dell’Argentina, ed ovviamente Federico Valverde. L’uruguayano è stato secondo molti il miglior giocatore del torneo, e paradossalmente il Mondiale non lo giocherà. Destro vellutato, letale sui calci piazzati e come uomo assist, non solo ha creato molto ma si è tolto lo sfizio di segnare sette gol. Le fasce offensive si tingono di “tricolor“, in onore del grande torneo giocato dall’Ecuador. A destra c’è Casquete, a sinistra l’interessante Tello mentre a finalizzare l’azione non può che esserci il capocannoniere Leandro (Brasile). Dietro, da rifinitore, vi lanciamo noi un lotto di nomi: gli argentini Roskopf, Berterame e Conechny, i brasiliani Evander e Lincoln, l’ecuadoregno Jhon Pereira e il paraguayano Carlos Ferreira. Noi scegliamo Evander, entrato nella maggior parte delle azioni decisive della Canarinha. Voi fate la vostra scelta, la qualità non cambia di molto.

CLASSIFICA FINALE - Brasile 9; Argentina ed Ecuador 8; Paraguay 7; Uruguay 6; Colombia 4. 

VERDETTI - Brasile campione; Brasile, Argentina, Ecuador e Paraguay al Mondiale Cile 2015; Leandro (Brasile) capocannoniere con 8 gol; Federico Valverde (Uruguay) miglior giocatore del torneo.   

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