La riscossa dei Rooney


Domenica pomeriggio Wayne Rooney ha battuto l'ennesimo record. Con la doppietta al Sunderland, l'asso del Manchester United è diventato il primo giocatore ad aver superato la soglia dei dieci gol stagionali per undici stagioni di fila. Complimenti e celebrazioni sono d'obbligo per un asso come il 10 dei Red Devils, che quest'anno - sotto la sapiente guida di Louis Van Gaal - è riuscito ad affinare anche una sublime tecnica da centrocampista. Wayne è anche un fenomeno mondiale, dato che le sue magliette spopolano in ogni angolo del globo, ma di Rooney "mondiali" non esiste solo lui. E, anche se a livelli decisamente più bassi, la bandiera dello United non è l'unico a saper segnare.

Adam e Sean in comune tra loro non hanno nulla se non il cognome, e molto spesso negli anni sono stati accostati dalle società che li hanno tesserati al Rooney più famoso. Non per doti tecniche, sia chiaro, ma per una sorta di speranza. Sei omonimo di un campione? Magari è di buon auspicio. Le loro carriera si sono sviluppate in campionati minori, ma i gol non sono mai mancati. E alla fine, il linguaggio universale è quello che conta.

Adam Rooney nasce in Irlanda, e da ragazzino il calcio non era minimamente nei suoi pensieri. Nella terra del rugby il ragazzo cresce col mito della palla ovale, ma suo fratello Mark - appassionatissimo di calcio - spesso lo arruola per le partite con gli amici. I suoi mezzi tecnici fanno ben sperare, e durante un torneo a notarlo è lo Stoke City, che nel 2005 se lo porta in Inghilterra per inserirlo nel proprio settore giovanile. Ben presto Rooney esordisce in prima squadra, ma l'impatto non è quello sperato nonostante qualche gol sparso segnato in giro per la terra d'Albione. Un paio d'anni (e prestiti) dopo inizia la sua avventura scozzese, all'Inverness, dove esplode e si consacra giocando tre stagioni a livelli altissimi, utili a rilanciarne il nome, condite da 45 gol totali e da una insperata promozione in Premiership. Chris Hughton, manager del Birmingham, lo segue da tempo e - con il contratto in scadenza - decide di puntare deciso su di lui, che nella seconda serie inglese potrebbe fare la differenza. Invece l'impatto è nuovamente modesto: 4 gol e un prestito allo Swindon, dove trova Paolo Di Canio pronto ad affidargli una maglia da titolare. Con le porte di Birmingham ormai chiuse, Adam vive il suo "canto del cigno" inglese all'Oldham, poi torna in Scozia e si accorda con l'Aberdeen. Con i tifosi locali scatta subito la scintilla; il primo anno, lo scorso, i gol faticano ad arrivare, ma il lavoro che il ragazzo fa per la squadra è apprezzato da tutti.  "Sarei un pazzo se non lo facessi giocare - dice McInnes, già suo manager ai tempi dell'Inverness - perchè è un attaccante che ti tiene su il reparto da solo". Con l'andare del tempo le medie non tardano a migliorare, grazie anche all'arrivo di Goodwillie, ottimo partner d'attacco con il quale Rooney si trova a meraviglia. E, ad oggi, il bomber di Dublino ha già segnato 13 gol prima della brutta disfatta sul campo del Celtic, che comunque non ha compromesso né l'attuale secondo posto dei Dons né il suo primo posto nella classifica dei cannonieri.


Se invece prendete una cartina dell'India e cercate Bengaluru, troverete un piccolo centro cittadino situato nel sud-ovest del paese, nella regione del Karnataka. "Quando ho deciso di venire in questo paese ero convinto: sogno di girare il mondo giocando a calcio". Parole e musica di Sean Daniel Rooney, che in una recente intervista al "Times of India" ha dichiarato che mai scelta fu più felice. "Qui mi trovo bene, mi rapporto ad una nuova cultura e apro la mia mente". Nato in un sobborgo di Sydney, "questo" Rooney ha debuttato nel professionismo sette anni fa dopo essere stato svezzato dall'accademy degli "skyblues". Passato per un biennio in forza ai Jets di Newcastle (dove è stato poco impiegato), ha poi deciso di mettersi in gioco in un campionato meno competitivo come quello indonesiano. A ottobre del 2011 arriva così il passaggio al Deltras, dove dopo una decina di presenze viene notato in un torneo amichevole da un addetto ai lavori indiano, pronto ad offrirgli un contratto con il Salgaocar, una delle realtà più influenti della neonata I-League. Un infortunio gli impedisce di giocare al meglio, così - a fine 2012 - decide di accettare il ritorno in patria ai Blacktown City, franchigia regionale australiana, dove però non giocherà mai. Già, perchè arriva una svolta inaspettata. "Sono in aeroporto in partenza per una vacanza - racconta il classe 1989 - e mi arriva una chiamata da un dirigente conosciuto durante la mia permanenza in India. Mi dice che c'è un ingaggio per me. Ed ho accettato al volo". I campioni in carica di Bengaluru lo mettono al centro dell'attacco e del proprio progetto e, al primo tentativo, partecipa alla vittoria finale del campionato con 10 centri personali, realizzandosi anche fuori dal campo visto che nel frattempo ha messo su famiglia. L'anno nuovo è iniziato in chiaroscuro, ma la doppietta segnata a Goa lo scorso weekend fa ben sperare per il futuro.
Raggiungere i livelli del "red devil" sarà impossibile, ma almeno l'età è dalla loro. Quindi Wayne, guardati le spalle, perchè arrivano i Rooney.

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