Missioni compiute

La notte di martedì non verrà scordata in fretta a Tel Aviv, soprattutto sulla sponda giudea della città. Il Maccabi si qualifica a sorpresa per la fase a gironi di Champions League eliminando il Basilea con un doppio pareggio, forte dei gol segnati in trasferta. E torna nel calcio che conta dalla porta principale.



Ma l'ascesa dei Maccabees non è casuale nè estemporanea. Semplicemente, questo risultato è frutto di un lavoro meticoloso e mirato, iniziato dal presidente canadese Mitchell Goldhar, che per rifondare dalle fondamenta ha chiamato l'olandese Jordy Crujiff. Il figlio del grande Johann,
che da calciatore ha giocato con alterne fortune, è ripartito dalle basi mettendo su uno staff di collaboratori con l'esclusivo compito di scandagliare il paese alla ricerca di giovani talenti da portare a giocare nel settore giovanile gialloblu. Il risultato è semplicemente straordinario; in pochi anni il Maccabi arriva a costruire un'accademia da quasi 700 ragazzi di età compresa tra i 7 ed i 19 anni, molti dei quali attualmente fanno parte della prima squadra. Dal 2012 si è anche scelto di puntare su tecnici stranieri, progetto già tentato in passato ma di difficile attuazione in un paese come Israele, una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Sull'ondata di mode spagnole, leggi "Tiki Taka", a Tel Aviv arriva Oscar Garcia, catalano DOC e ovviamente figlio della Masìa, che vince il primo dei tre titoli consecutivi che arriveranno nelle ultime stagioni.

Partito Oscar, la panchina è stata affidata a Paulo Sousa, che in un anno ha polverizzato ogni record esistente in Israele. Ancora oggi il tecnico portoghese ricorda con malinconia la sua esperienza alla guida del Maccabi, finita quando - nel 2014 - la società gli fa sapere che non ci sono più i presupposti per garantire l'incolumità sua e dello staff. Ma nel frattempo arriva la chiamata del Basilea, che indirettamente porta il club ha richiamare Oscar Garcia per riorganizzare l'aspetto tecnico. Oscar però decide di farsi da parte, arriva un altro spagnolo (Pako Ayestaran) che (ri)vince il campionato, ma il vero miracolo lo compie ancora Crujiff. Il dirigente si è ormai ambientato benissimo, diventando un punto di riferimento per tutti. Con lui arrivano anche i giocatori migliori della storia dei Jewish, soprattutto dall'estero dove vengono pescati i vari Enyeama, Juan Carlos, Mitrovic più i colpacci locali Dabour, il rientro di Zahavi (uno che a queste latitudini sposta gli equilibri) e degli esperti Ben Basat e Ben Haim.

Sono proprio quest'ultimi le stelle del gruppo guidato da Slavisa Jokanovic, volto nuovo della panchina, ingaggiato da Goldhar dopo la pessima stagione passata al Leyton Orient tra reality e telecamere, culminata con la retrocessione. Jokanovic ha preso un gruppo forte e già abbondantemente rodato imbastendolo su un 4-3-3 molto offensivo; ma il capolavoro estivo è stato dal punto di vista psicologico, con un lavoro meticoloso sulla mentalità dei suoi ragazzi. Che, con personalità, si sono sbarazzati di due squadre nettamente più forti come Viktoria Plzen e Basilea. Grossa parte del merito ce l'ha comunque Eran Zahavi, trequartista che dal 2013 è rientrato in patria dopo la parentesi poco felice di Palermo. Con sette gol - tra i quali spiccano tre doppiette - ha letteralmente trascinato gli Yellows, soprattutto nella gloriosa serata di Basilea (il gol del 2-2 al 96° ha praticamente deciso la doppia sfida) dove da solo ha messo in crisi un'intera retroguardia. Zahavi è anche diventato un idolo della tifoseria pur essendo nato calcisticamente nell'altra squadra cittadina, l'Hapoel, perchè pur di tornare a giocare a casa si è ridotto sensibilmente l'ingaggio. Amante delle sfide, il funambolico trequartista si è presentato in sede per firmare il contratto con una proposta: se entro cinque anni andiamo in Champions League, mi prendo un intero stipendio annuale in più. Ad ognuno le proprie missioni.

Commenti