Grandi ritorni, grandi vittorie

 
Nella serata che avrebbe dovuto incoronare il Colo Colo campione del semestre cileno è la violenza a prendersi la prima pagina. Sia chiaro, per i canoni sudamericani i fatti che si sono svolti a Valparaíso non rappresentano una novità, ed anzi purtroppo troppo spesso rubano la scena.
 
EPILOGO TRISTE - Il sentitissimo match tra Montevideo Wanderers e Colo Colo non è quindi nemmeno iniziato, perché la terna arbitrale – capitanata dall’internazionale Ossés – non ha ritenuto idonee le circostanze, valutando il fattore ambientale fortemente a rischio. Andiamo con ordine; già nel pomeriggio le due tifoserie erano venute a contatto in città, inscenando una vera e propria guerriglia urbana in una delle città più turistiche del Cile. Una volta fatte entrare allo stadio, le due barras ci hanno messo pochi minuti a sfondare le reti di recinzione e a riversare tutta la loro frustrazione sul campo da gioco, dove la battaglia è continuata a colpi di pietre, bastoni e sedie lanciate dalle tribune. La polizia ha fatto irruzione quasi subito sul terreno, ma ci ha messo mezz’ora a riportare l’ordine. Fortunatamente non c’è scappato il morto, ma alcuni agenti hanno riportato ferite gravi dopo essere stati colpiti da alcuni razzi.
 
CAMPIONE SENZA GIOCARE - Il Colo Colo è però ugualmente campione, perché mentre a Valparaíso andava in scena un dimostrazione di come spesso Darwin avesse ragione, la Universidad Catolica perdeva 1-0 sul campo dell’Audax lasciando – in sostanza – ogni speranza di titolo sul campo. A spingere verso la vittoria il club fondato da emigrati italiani ci ha pensato Sebastan Silva, che al quarto d’ora approfitta di un errore del portiere ospite per segnare il gol vittoria. Una rete preziosissima, che permette all’Audax di agganciare il quinto posto, l’ultimo utile per la qualificazione alla liguilla pre-Sudamericana. Alla quale ci saranno la delusa del semestre U, l’Universidad de Concepcion ed il Palestino. Quest’ultime due nell’ultimo turno non hanno avuto problemi a sbarazzarsi di O’Higgins e San Marcos, regolati rispettivamente con un secco 3-1 e con uno striminzito 1-0.
 
UNA COOPERATIVA - Tornando al tema centrale, l’Apertura va alla squadra più forte e più continua, probabilmente quella con più individualità e frecce all’arco di José Luis Sierra, tecnico in carica dallo scorso maggio dopo un buon triennio alla guida dell’Union Española, condotta – nel 2014 – addirittura in Copa Libertadores. Sierra è stato bravo a sfruttare in pieno tutto il ben di Dio che la società gli ha fornito, costruendo un buon assetto difensivo grazie all’esperienza dell’eterno portiere paraguayo Villar (38 anni) e alla jerarquía di Julio Alberto Barroso, centrale argentino e perno della squadra. Il resto lo ha fatto una vera e propria cooperativa del gol, con ben 8 giocatori dell’undici titolare andati in gol. Tra gli attaccanti c’è il capocannoniere, Esteban Paredes (6 reti), ma è tra centrocampo e trequarti che il Cacique ha costruito i suoi successi, grazie ai vari Fierro, Vecchio e Figueroa.
 
IL RITORNO DELL'UCCELLINO - Una menzione la meritano due prodotti d.o.c. del vivaio colocolíno, ritornati alla base per finire la carriera: Jaime Valdés e Jean Beausejour. Il pajaríto a tratti ha fatto davvero la differenza, soprattutto nelle partite più complicate, nonostante ogni tanto abbia ancora il vizio di prendersi qualche cartellino “facile”. L’esterno, seppur 31enne, è ancora nelle grazie del ct Jorge Sampaoli per via del suo modo diligente di stare in campo e per la versatilità nel ricoprire più ruoli. Tra i giovani, Esteban Pavéz ha giocato solo metà semestre a causa di un brutto infortunio che lo ha limitato, mentre Martin Rodríguez e Bryan Carvallo, rispettivamente classe ’94 e ’96, si candidano come futuri protagonisti nel prossimo Clausura.
 
 

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