Delirio Verdolaga


Quasi 50000 mila persone hanno assistito alla storia. Una storia che si ripete, ventisette anni dopo l’ultima volta. L’Atletico Nacional di Medellín è campione del Sudamerica, e Reinaldo Rueda raggiunge nell’immaginario collettivo un guru del calcio colombiano con Francisco Maturana, che proprio a Medellín portò la Libertadores per la prima volta nel 1989. Per il futbol colombiano è il terzo successo: in mezzo, nel 2004, l’incredibile impresa dell’Once Caldas, che a Manizales regolò ai rigori il Boca Juniors grazie all’allora idolo locale Henao. Ma la storia va avanti, ed è appena stata riscritta.


Un'attesa lunga 27 anni

PERCORSO (QUASI) NETTO – Dieci vittorie, tre pareggi ed una sola sconfitta. Questo il cammino dell’Atletico Nacional in una Libertadores sche sin da subito pareva incanalata sui binari inclini alla causa verdolaga. Se il Cile comanda il Sudamerica a livello di nazionale, è la Colombia ad imporsi ancora per quanto riguarda il calcio di club, dopo il trionfo del Santa Fe in Sudamericana. Nella campagna pressoché perfetta dei biancoverdi compare un’unica macchia (la sconfitta sul campo del Rosario Central), ma anche tanti numeri clamoroso: 18 punti nella fase a gruppi, sei vittorie su altrettante partite senza subire gol, oltre al miglior attacco della manifestazione e alla miglior difesa. La finale ha ricalcato il percorso del Nacional, combattivo ed organizzato, che grazie ad una rosa profonda ha saputo man mano supplire alle varie assenze (ultime quelle di Peréz e Mejia, rispettivamente nelle due partite decisive).


Franco Armani contro il Rosario Central: la perfezione in movimento


L’architetto è Reinaldo Rueda, uno che dopo le ottime esperienze alla guida di Ecuador, Colombia ed Honduras, ha deciso di provare a mettere qualche trofeo nella sua bacheca personale, sbarcando a Medellín nel post Osorio. Alla guida dell’Atletico Nacional ha subito vinto il campionato, al primo colpo, e costruito pezzo per pezzo la macchina perfetta per arrivare in fondo anche alla tanto sognata Copa Libertadores. Classe 1957, adesso Rueda si trova davanti ad una scelta difficile: continuare il suo percorso in Colombia o lasciare da vincitore per accettare l’ottima offerta del Paraguay.

L’UOMO DEL MOMENTO – Luglio 2016 verrà ricordato come il mese d’oro per Miguel Borja. Il classe 1993 ha una storia molto tormentata, ricca di fallimenti ed infortuni, ma l’esperienza con il Cortulúa ha segnato un importante spartiacque per la punta di Cordoba. Cresciuto nel vivaio del Deportivo Cali, nel 2011 viene scaricato per motivi caratteriali e passa a La Equidad. Poi c’è la prima esperienza traumatica, quella di Livorno, dove solo la vicinanza di un grande amico come Mauricio Cuero (“Prima o poi giocheremo insieme, ma adesso devi tenere duro“, gli disse Cuero una volta) lo aiutò a superare una stagione rovinosa, culminata con la retrocessione in B. Tornato in Sudamerica, Borja va all’Olimpo su volere di Perazzo, trovando Cuero, con il quale l’intesa è immediata. I suoi gol non passano inosservati, tanto che il Santa Fe lo riporta in patria e lo inserisce nella rosa che poi vincerà la Sudamericana, prima dell’esplosione nel Cortulúa e l’arrivo ai verdolagas. Con cinque gol segnati in quattro partite, tra semifinali e finali, Borja è l’uomo in più di un gruppo collaudato e giovane, in costante rinnovamento date le tante trattative di mercato che inevitabilmente ne vanno ad intaccare il valore della rosa.


Cinque gol in quattro partite: l'impatto devastante di Miguel Borja


GIOCO SPUMEGGIANTE – Il 4231 di Rueda è il modulo che più è stato utilizzato in questa Libertadores, ma a farlo in maniera perfetta ci sono riuscite solo Atletico Nacional ed Independiente del Valle. In Colombia si è puntato forte sulla qualità in ogni reparto, perché uno dei concetti basilari del gioco dello stesso Rueda riguarda proprio la ricerca del bel gesto tecnico, del cercare il gol tramite trame ben costruite e funzionali. Per questo in mezzo la coppia composta da Peréz e Mejia ha tanti estimatori, soprattutto in Messico, ed è per questo che sono stati premiati giocatori al di là della loro età anagrafica. L’esempio lampante è Marlos Moreno, esterno offensivo appena acquistato dal Manchester City; anche lui è una scoperta di Rueda, che lo ha centellinato nello scorso semestre per poi lanciarlo da gennaio in poi. Di Borja s’è già detto, ma una menzione speciale la meritano un po’ tutti: dal portiere saracinesca Armani all’eclettico terzino mancino Faríd Díaz, passando per l’imprendibile Berrío ed il capitano – leader della difesa – Alexis Henriquéz.


Ah, come gioca Marlos Moreno

La superiorità di questo Atletico Nacional è stata talmente netta che, molto spesso, i
verdolagas hanno portato a casa partita dominando, ma vincendo solo di misura. Tantissime le occasioni create e non capitalizzate, un difetto che ha fatto indispettire più volte Rueda, ma che fortunatamente non ha mai inciso più di tanto, se non nella finale di andata. La ricerca continua di gioco, lasciando spazio a qualche sbavatura difensiva di troppo, è ciò che affascina del calcio in Sudamerica, in quanto si cerca spasmodicamente di offrire qualità ai tifosi. Una cosa che questo Atletico Nacional ha fatto benissimo.

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