L'oro uruguagio

Diego Rolan


Montevideo è una città che sa nascondersi. I suoi barrios - 62, per la precisione - trasudano cultura e attirano turismo da tutte le parti del mondo. Questo perché la città offre qualcosa di particolare, difficile da trovare nel resto del subcontinente: la calma. Uno status in antitesi con le pulsazioni folli alle quali è perennemente sottoposto il Sudamerica.

Nel profondo sud della capitale c'è un posto che lega tutto il meglio offerto da Montevideo: spiagge, locali notturni, shopping. Ma soprattutto il fútbol. Si chiama Punta Carretas, ed è - da sempre - snodo cruciale del calcio locale.

Percorrendo la centralissima Bulevar Artigas in direzione oceano si arriva a Punta Brava e - scorgendo dall'alto tutto il quartiere - oltre all'imperioso faro ed al monumentale carcere si nota un complesso sportivo fondamentale nella crescita del movimento calcistico uruguayano.

Qui sorge infatti il "Centro Deportivo Eduardo Arsuaga", ovvero l'escuelita da cui nascono i giovani campioni lanciati con regolarità svizzera dal Defensor Sporting, una delle società più virtuose dell'intero panorama latinoamericano. Il Defensor è uno dei paradossi sudamericani; in un contesto in cui la parola programmazione quasi non esiste, la società albivioleta ha deciso di puntare con decisione sui prodotti locali, andandoli a scovare su tutto il territorio grazie ad una squadra di osservatori da fare impallidire anche alcuni club europei. 

Il lavoro del Defensor è così meticoloso e funzionale che attualmente in prima squadra giocano ventiquattro prodotti del vivaio su trenta componenti della rosa.

E se gli ultimi talenti in ordine cronologico si chiamano Maximiliano Gomez, Braian Lozano, Carlos Benavidez e Facundo Castro, c'è un ragazzo che partendo da qui, in pochi anni ha conquistato l'Europa e la nazionale.

Si tratta di Diego Rolan, attaccante attualmente in forza al Bordeaux. Rolan è nato nel 1993 proprio nella capitale uruguagia, Alla sua quarta stagione in Francia, la punta ha finalmente raggiunto il suo apice in fatto di rendimento e gol. Dopo i primi sei mesi di apprendistato, è esploso con la maglia dei Girondins segnando 15 reti nella stagione 2014-15 e fermandosi a 7 - causa alcuni infortuni - in quella passata. Quest'anno però è già a quota 8, e nel Bordeaux dei ragazzini terribili guida la riscossa di un club che da troppi anni non riesce ad uscire dall'anonimato.



Il lieto fine, comprendente il tanto sognato salto nel Vecchio Continente, ci ha messo parecchio ad arrivare.

Rolan è originario di Belvedere, quartiere spostato leggermente verso nord rispetto al centro di Montevideo, e poco dopo aver compiuto 11 anni viene notato da un emissario del Defensor Sporting durante un torneo estivo. Quell'emissario però non è un osservatore qualsiasi; si tratta infatti di César Santos, uno che ha fatto la storia della Violeta da giocatore e che - all'unanimità - è riconosciuto come uno dei maggiori scopritori di talenti dell'intero Uruguay.

Santos offre a Rolan un posto nelle giovanili del club, ma spostarsi per il ragazzo era molto complicato.

"I primi tempi era complicato gestire gli impegni - ha detto Rolan in un'intervista recente ad El Observador - ero giovanissimo e avevo due allenamenti a settimana più la partita, ma anche a casa c'era bisogno di me".

Figlio di un operaio e di un'infermiera, Diego doveva spesso badare ai fratelli minori, oltre ovviamente ad andare a scuola. Eppure diventare calciatore è sempre stato un sogno per lui, che come modelli di vita ha avuto sin da piccolo lo zio Tomas, centrocampista dell'Independiente negli anni '60, ed il nonno, portiere di lungo corso nel Deportivo Maldonado. Le difficoltà logistiche non hanno comunque fermato l'ascesa di Rolan, che soprattutto grazie alla guida di Santos riesce a seguire un percorso calcistico sano ed equilibrato. Era lo stesso dirigente a dargli di persona i soldi per pagare il bus nel tragitto da casa al centro sportivo, e Rolan - per comprarsi da mangiare - andava agli allenamenti indossando l'uniforme della scuola per non pagare il biglietto.

A sedici anni però le cose migliorano, grazie alla firma del primo contratto da professionista. Rolan viene preso in carico da Daniel Fonseca e si trasferisce nella foresteria del club, mandando i primi stipendi a casa per aiutare la famiglia. Dopo due anni passati a segnare a raffica tra i suoi coetanei, viene inserito stabilmente in prima squadra nel 2011 e durante la stagione di esordio si prende il lusso di segnare due triplette nell'arco di una settimana. 

Il secondo posto al mondiale sub 20 gli concede la vetrina internazionale: "Non avevo mai giocato con la nazionale - ha dichiarato Rolan - ricordo tre cose: l'emozione per l'inno, la delusione dopo la sconfitta in finale e le trentadue ore di viaggio per arrivare in Corea".

Subito dopo la rassegna iridata arriva la chiamata del Bordeaux. In Francia i primi sei mesi servono per ambientarsi: nei primi due non gioca quasi mai, poi nel 4-1 contro il Sochaux si fa notare per due assist decisivi, e solo nelle ultime partite si sblocca sotto porta, andando a segno contro Rennes e Guingamp. La stagione successiva è già titolare inamovibile, e con i suoi 15 gol è il capocannoniere di una squadra che - contrariamente a quello che farebbero intendere i numeri - non gioca assolutamente per lui.



Anzi, l'evoluzione tattica che ha avuto Rolan è quella che gli ha permesso di ritagliarsi un posto anche in nazionale, nonostante la presenza di due cannibali accentratori di gioco come Suarez e Cavani. Il prodotto del vivaio Defensor può agire in diverse posizioni, perché se è vero che nasce come un numero nove puro, col passare degli anni ha dovuto arretrare il raggio di azione per sfruttare meglio la sua rapidità e la velocità nel puntare gli spazi. Essendo tecnicamente dotato di un buon calcio, sia Sagnol che Gourvennec lo hanno utilizzato indifferentemente sui due esterni. A sinistra Rolan può andare facilmente al tiro rientrando sull'altro piede, mentre a destra è letale quando riparte.

Il suo esordio con la Celeste risale al 2014, durante un'amichevole giocata a Sapporo e vinta 2-0 proprio dall'Uruguay. Al primo pallone toccato Rolan manda in porta Cavani, che per tutta risposta lo va subito ad abbracciare e ringraziare per il cioccolatino solo da scartare.

Lavorare sulla testa dei ragazzi è la prima regola del Defensor Sporting.

"Quando decidiamo di prendere un ragazzo nelle nostre giovanili - spiega Santos - la prima cosa è capire le sue attitudini e lavorare sulla sua educazione. Devono comprendere che il rispetto è alla base di tutto. L'Uruguay è pieno di 'bandidos' talentuosi, ma non tutti sono portati per il calcio di un certo livello. Su Rolan però non ho mai avuto dubbi".

L'infortunio al ginocchio dell'anno scorso ha di fatto penalizzato tutto il Bordeaux, finito fuori dalle coppe europee a fine stagione. In questa però Rolan è tornato in grande spolvero e, assieme a Laborde e Kamano, guida uno degli attacchi più giovani della Ligue 1.

Passare da essere un progetto a giocatore completo può rappresentare una chiusura del cerchio per molti. Ma non per Rolan, che a 11 anni risparmiava per mangiarsi un hamburger ed oggi ha smesso di far lavorare la famiglia.

Anche questo significa ringraziare. E al Defensor te lo insegnano dal principio.




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