Prendere il volo



Negli ultimi anni la Bolivia calcistica a livello internazionale è stata rappresentata da una sola città: La Paz. Nella "capital más alta del mundo", ma non solo, Bolivar e The Strongest monopolizzano l'attenzione, fotografando un calcio che stenta a decollare tra limiti economici e strutturali.

I due colossi boliviani sono gli unici a far smuovere un po' di denaro nel desolante panorama interno: avendo dalla loro il maggior numero dei tifosi locali (assieme ad un altro club storico come l'Oriente Petrolero), fanno incetta dei pochi soldi provenienti da sponsor e tv riuscendo, di conseguenza, ad accaparrarsi i giocatori migliori e pagarne i relativi stipendi.

Emergere in questo contesto è di conseguenza molto difficile, anche se nell'ultimo biennio c'è un club che ad alzare la testa ci è riuscito. 



E' il Jorge Wilstermann, società con sede a Cochabamba (quarta città boliviana per dimensioni) nonché una delle squadre del momento in Copa Libertadores. Inserito nel gruppo 5 assieme a Palmeiras, Peñarol e Atletico Tucuman, il Wilstermann (come lo chiamano da queste parti) ha collezionato nove punti nelle prime cinque partite, maturati nelle tre gare giocate davanti al proprio pubblico.

Nella prossima trasferta di Montevideo potrebbe arrivare la qualificazione agli ottavi di finale, e perché no - con un passo falso del Palmeiras - anche il primo posto in un girone tra i più difficili di questa edizione della Copa.

Cochabamba è una città che vive per il calcio. Tra un mate ed un pellegrinaggio in teleferica sulla collina del Cristo della Concordia (riproduzione del più famoso Cristo presente al Corcovado, in quel di Rio del Janeiro), c'è sempre spazio per un pallone che rotola. Lo sanno bene gli abitanti del posto, che hanno ormai adottato il Jorge Wilstermann come fede tramandata di generazione in generazione. Secondo un recente studio sul tifo in Bolivia, è stato stimato che nella regione di Cochabamba più del 90% delle persone tifa per gli Aviadores, lasciando le briciole all'altra realtà locale, l'Aurora.



La storia di questo club comincia nel 1949, quando un gruppo di operai dipendenti della più grande compagnia aerea boliviana, la Lloyd Aéreo Boliviano, decide di fondare una squadra di calcio legandola all'azienda. Quattro anni dopo il Club Deportivo y Cultural LAB prenderà il nome di Jorge Wilstermann, in onore di un valoroso pilota che aveva combattuto in prima linea la Guerra del Chaco negli anni '30. Il legame con la figura di Wilstermann e con l'aviazione è forte, e si consolida ulteriormente col passare degli anni. Mentre l'aeroporto della città è stato intitolato al pilota morto durante un volo di linea all'età di 36 anni, lo stemma della squadra - oltre alla "W" e alle cinque stelle, sinonimo di qualità - è caratterizzato da tre linee blu su entrambi i lati, che rappresentano le ali di un aeroplano.

Da qui, ovviamente, deriva anche il soprannome della squadra: los Aviadores (gli aviatori).

Tra gli anni '50 e gli anni '80 il Jorge Wilstermann ha vissuto diversi momenti d'oro; l'ultimo in ordine cronologico risale all'annata 1981-82, quando gli escarlatas giunsero fino alla semifinale di Copa Libertadores facendo così registrare il loro punto più alto toccato nella (fino ad allora) breve storia calcistica. Trascinati dal bomber brasiliano Jairzinho, campione del mondo nel 1970, gli Aviadores arrivano quasi in fondo, fermati dal Flamengo futuro campione.



Rinverdire i vecchi fasti sarà difficile, soprattutto perché a livello economico il Wilstermann fa parte di quell'85% di club boliviani che la federazione ha messo sotto osservazione a causa degli ingenti ritardi sul pagamento degli stipendi. Successe nel 2016, quando i giocatori - prima di laurearsi campioni nel Torneo Clausura - minacciarono addirittura lo sciopero, ed è così ancora oggi.

"La società non ci pagava da cinque mesi - ricorda oggi l'ormai ex allenatore Julio Zamora, un argentino di poche parole che ha sempre saputo toccare i tasti giusti - allora io e il mio staff abbiamo preso la squadra e abbiamo fatto un discorso semplice: capiamo il disagio, ma quest'anno abbiamo la possibilità di vincere. Rimaniamo uniti. E così facemmo, vincendo il campionato".

I numeri parlarono chiaro: semestre dominato dalla prima giornata, 44 punti conquistati, 14 di distacco dalla seconda e ben 13 vittorie all'attivo, che hanno fatto del Wilstermann una delle squadre più dominanti delle ultime stagioni. Zamora, a fine 2016, ha lasciato Cochabamba per trasferirsi al San José: un addio sofferto, soprattutto per chi con questa squadra ha anche scritto un pezzo della sua carriera di calciatore.

Per dare continuità tecnica al progetto è stato chiamato Roberto Mosquera, tecnico peruano reduce da un'annata negativa alla guida dell'Alianza Lima, ma riconosciuto all'unisono come un buon gestore ed un ottimizzatore delle risorse. E se in campionato le cose non vanno benissimo, in Libertadores gli Aviadores hanno fatto vedere cose egregie giocando un calcio semplice ma aggressivo ed organizzato, fedele trasposizione in campo del credo tattico di Mosquera.


La "Mosca" ha capito subito le potenzialità dell'impianto di casa a livello di tifo: nelle tre partite della fase a gruppi non si è scesi mai sotto le ventimila presenze, un numero impressionante se si considera che a Cochabamba - come in gran parte del subcontinente - la povertà dilagante è nemica diretta del calcio. L'esordio è stato straordinario, con il Peñarol travolto 6-2 in un "Felix Capriles" pieno di entusiasmo. Poi sono arrivati il 2-1 all'Atletico Tucuman e il 3-2 al Palmeiras, vendetta perfetta per la sconfitta arrivata all'ultimo secondo in casa del Verdao poche settimane prima.

La squadra è bella da vedere pur non avendo particolari stelle in campo. L'uomo con i colpi necessari a spaccare le partite, il fantasista naturalizzato Thomaz Santos, ha lasciato pochi giorni fa Cochabamba per andare al San Paolo, e così il Wilstermann ha perso in un solo colpo estro e fantasia. Il portiere cileno Olivares, il centrale Alex Silva (campione con il Brasle nella Copa America 2007), l'eclettivo Rudy Cardozo e la punta colombiana Cabezas sono i giocatori più rappresentativi di una squadra che ha tutto per fare bene.

D'altronde Cochabamba non sarà La Paz, ma da lassù prendere il volo è comunque più facile.

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