venerdì 19 maggio 2017

Parata di stelle



Saranno Venezuela e Germania a dare il calcio di inizio ufficiale al Mondiale under 20 in partenza sabato 20 maggio. Il torneo, arrivato alla sua ventunesima edizione, si giocherà in Corea del Sud e terminerà l'11 giugno, giorno della finalissima. Sei città ospiteranno la manifestazione: Suwon, dove si giocherà la finale, Incheon, Cheonan, Daejeon, Jeonju e Seogwipo.



GRUPPO A




L'Argentina arriva in Corea del Sud per il rotto della cuffia. L'Albiceleste di Claudio Ubeda si è qualificata per la rassegna iridata solo nell'ultimo turno del Sudamericano Sub'20, in cui ha avuto la meglio su un Venezuela già promosso grazie alla doppietta di Lautaro Martinez.
In assenza di Ezequiel Barco, che l'Independiente non ha liberato, la stella della Selección è il centravanti del Racing. Il problema però è la sua tenuta fisica: nell'ultima amichevole giocata contro il Vietnam, Martinez è stato toccato duro al volto e ha iniziato un percorso di recupero che però potrebbe precludergli la partecipazione alla manifestazione. In attesa di riscontri, Ubeda punta forte sul trio di casa Estudiantes composto dal centrale Foyth, dal mediano Ascacibar e dal folletto offensivo Lucas Rodriguez. Tra gli osservati speciali anche due prodotti made in River Plate: il difensore Montiel ed il centrocampista Palacios, entrambi già nel giro della prima squadra. I dubbi su questa compagine riguardano non tanto la parte tecnica, quanto la tenuta atletica e la gestione tattica dei momenti decisivi. Il recente Sudamericano ha mostrato come l'Argentina sia un gruppo con spiccate doti individuali completamente slegate dal contesto di gruppo. Ecco, Ubeda dovrà lavorare in primis su questo.


Paul Simpson sa di avere a disposizione una buona squadra: "Il gruppo risponde bene alle nostre richieste. In Corea porterò solo chi dimostra di mettere l'interesse collettivo davanti a tutto". E così è stato. La qualità non manca di certo a quest'Inghilterra, che mai come quest'anno ha a disposizione un reparto offensivo dalle potenzialità illimitate. La coppia titolare dovrebbe essere composta, almeno sulla carta, da Ademola Lookman e Dominic Solanke. Non è un caso che questi due talenti siano rispettivamente in forza ad Everton e Chelsea; infatti sono proprio le academy di Toffees e Blues a fornire lo zoccolo duro a questa Inghilterra. Alle loro spalle scalpitano il guizzante Ojo (Liverpool) e il più possente Adam Armstrong, gioiello di casa Newcastle. Non mancano i nomi noti alle grande platee; quello più famoso è Dominic Calvert-Lewin, ormai titolarissimo nell'Everton di Koeman. Semifinalisti all'Europeo del 2016, gli inglesi ci tengono a battere un colpo anche fuori dai confini europei: sarà la volta buona?


La Corea del Sud è un'abitué del mondiale under 20, avendoci partecipato già tredici volte. A livello sportivo però non sono mai arrivate grandi soddisfazioni: in tutta la storia infatti, i risultati migliori parlano di quarti di finale raggiunti tre volte. I coreani arrivano a questa manifestazione senza l'assillo di doversi qualificare, visto che ospiteranno l'evento. Tensione ed aspettative alte: la federazione di Seoul pensa che questa possa essere l'occasione buona per migliorare il proprio storico. Come? Riponendo fiducia nelle nuove leve, che fanno capo al tecnico Shin Tae-Yong, che per l'occasione ha costruito una rosa di ragazzi per la maggior parte provenienti dalle università locali. Fanno eccezione il portiere Ahn Joonsoo (Cerezo Osaka) e soprattutto le due pepite di casa Barcellona:  Lee Seung-Woo - il "Messi coreano" - e Paik Seung-Ho, rispettivamente classe '98 e '97.


Il terzo posto in Zambia, pochi mesi fa, ha certificato il ritorno della ribalta (seppur a livello giovanile) della Guinea. Il paese negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare l'emergenza umanitaria legata all'Ebola e solo recentemente si è tornati alla normalità. A plasmare quella che sarà la generazione del futuro sarà Mandiou Diallo, tecnico federale che in passato ha girato l'intero continente africano maturando esperienze in vari paesi. L'obiettivo è, almeno sulla carta, il terzo posto del girone. Va detto però che, come tutte le nazionali giovanili africane, anche la Guinea ha dalla sua il fattore fisico: sfruttarlo in pieno potrebbe fare la differenza, come peraltro già successo alla Coppa d'Africa di categoria, quando nella fase a gironi ha avuto la meglio sulle ben più attrezzate Egitto e Mali.
Due i giocatori da tenere particolarmente in considerazione: Morlaye Sylla e Naby Bangoura, entrambi impegnati in Portogallo. Il primo è un trequartista molto tecnico e mobile, in forza all'Arouca, mentre il secondo si disimpegna nel piccolo Vizela. Non sarà della spedizione Sekou Koita, attaccante che aveva ben impressionato durante la manifestazione in Zambia.


GRUPPO B


Una delle favorite per la vittoria finale è senza dubbio la Germania. La selezione diretta da Guido Streichsbier si presenta in Corea con un rosa composta interamente da giocatori nati nel 1997. In primo piano, se parliamo di talento, si posizionano Suat Serdar e Philipp Ochs; il primo ha classe e talento da vendere, gioca nel Mainz e la prossima stagione dovrebbe affacciarsi stabilmente in prima squadra (bilancio di quest'anno: otto presenze in Bundesliga, quattro in Europa League e due in Coppa di Germania), mentre Ochs - probabile capitano - è uno dei migliori giovani lanciati dall'Hoffenheim. Se per lui Nagelsmann stravede, sembra che il tecnico dell'Hoffe sia in buona compagnia: Bayern Monaco, Borussia e Leverkusen hanno già chiesto notizie. Il resto lo farà il solito assetto tedesco: difesa granitica, dominanza fisica, organizzazione di gioco.


C'è tanto talento in Messico. La Tricolor a livello giovanile ha sempre fatto bene e questa generazione pare non voler smentire le aspettative. Alla Gold Cup ha impressionato particolarmente Rolando Cisneros. Il numero 9 si è laureato capocannoniere della manifestazione con sei reti segnate in cinque partite, affilando le lame in vista dell'imminente mondiale. Cisneros ha una storia molto particolare alle spalle; nel 2014, mentre rientrava da una trasferta in bus con il suo club (il Santos Laguna), è stato vittima di un brutto incidente stradale in cui ha perso la vita un dirigente della squadra, in quel momento seduto di fianco a lui. Dopo essere stato trasportato d'urgenza in ospedale, Cisneros ha subito un'operazione fortunatamente andata a buon fine, e dopo alcuni mesi è potuto tornare in campo. Giusto in tempo per esordire con la maglia della prima squadra.
Claudio Zamudio ('98, stellina del Morelia) sarà il compagno di reparto di Cisneros: i due si completano a vicenda e vanno a comporre una delle coppie offensive più interessanti del torneo. Edson Alvarez sarà invece il leader difensivo: centrale possente, vanta già diverse esperienze in prima squadra con il Club America.


Quintali di qualità. Così "Meridiano", uno dei giornali sportivi più influenti del Venezuela, ha titolato nel giorno della partenza per la Corea di una Vinotinto che non vuole precludersi nessun obiettivo. La spedizione in Oriente si poggia su motivazioni che vanno oltre il campo: la situazione interna del paese è attualmente instabile, e i ragazzi di Rafael Dudamel (a proposito, la Federazione gli ha appena rinnovato la fiducia allungandogli il contratto) vogliono regalare una gioia al proprio popolo, impegnato in battaglie ben più importanti di una partita di calcio. Per farlo, al gruppo arrivato secondo al Sudamericano di categoria, si aggiunge anche Adaberto Peñaranda, uno che a questi livelli può davvero spaccare le partite. Il talento del Malaga arriva da una stagione in cui ha faticato a trovare spazi, e il mondiale può rappresentare un'ottima vetrina per mettersi in mostra. Se l'affinità con Yeferson Soteldo e Ronaldo Peña dovesse confermarsi, il Venezuela potrebbe davvero fare il botto. Un occhio lo merita Yangel Herrera, motorino di centrocampo parcheggiato in MLS dal Manchester City: lui e Luis Ruiz si completano a vicenda, andando a formare un cerniera centrale di valore assoluto.


Di questo piccolo arcipelago disperso nell'Oceano Pacifico si sa davvero poco in generale, figuriamoci calcisticamente. Eppure la bella favola di Vanuatu arriva per la prima volta ad un mondiale, seppur giovanile. La sconfitta nella finale della coppa oceanica contro la Nuova Zelanda (un fragoroso 5-0) è paradossalmente il momento più bello della storia di questa realtà, che pochi mesi fa si è affidata in panchina al serbo Dejan Gluščević. Bong Kalo, attaccante che milita nel Tafea, è il bomber e allo stesso record-man di presenze con la maglia giallonera.


GRUPPO C


Saranno le tre grandi del calcio portoghese a fornire al tecnico Emilio Peixe l'intelaiatura della nazionale impegnata nel mondiale coreano. I lusitani sono da sempre un ottimo collettivo; in particolare questa squadra, che è cresciuta passo dopo passo tutta assieme, iniziando la trafila nelle giovanili sin dall'under 14 e proseguendo fino all'under 20. Sempre, peraltro, con ottimi risultati. Il numero 10, Bruno Almeida detto Xadas, è forse la stella più luminosa di questo gruppo; centrocampista offensivo, Xadas rappresenta il fiore all'occhiello del vivaio marchiato Sporting Braga. Con gli Arsenalistas si è imposto a livello di squadra B e prossimamente dovrebbe entrare nel giro della prima squadra. Il portiere Pedro Silva, il centrale Ferro e la batteria offensiva composta da Diogo Gonçalves, Pedro Delgado ed Andre Ribeiro sono le altre individualità di spicco di una compagine che punta ad arrivare molto in alto.


Randal Leal. Segnatevi questo nome sul vostro taccuino da talent scout e tenetelo d'occhio. L'attaccante formato tascabile (è alto 167 centimetri) del Costarica è un classe 1997 che recentemente ha firmato il suo primo contratto da professionista con il Mechelen, club belga che da sempre ha una particolare predilezione per i giovani profili esteri. Sarà lui a guidare all'assalto di un girone equilibrato e impronosticabile il Costarica, fresco del quarto posto ottenuto in Gold Cup davanti ai propri tifosi. I Ticos, come da tradizione, sono una squadra che gioca a calcio in maniera ordinata e organizzata, che come da tradizione preferisce imporre il proprio gioco. A tal proposito, un ruolo importante per il ct argentino Marcelo Herrera, bielsista di credo e formazione, lo avranno Richard e Leandro, folletti offensivi col vizietto del gol. La rosa, oltre a Leal, conta su un solo altro giocatore impegnato all'estero, ovvero il portiere Gerson Torres. Tesserato con i messicani del Club America, Torres partirà quasi sicuramente dietro a Mario Sequeira, estremo difensore che a San José e dintorni sembra poter contare su diversi estimatori. Sequeira proverà ad emulare il suo idolo Alvarado: il gigantesco portiere ex AZ Alkmaar nel 2009 fu il baluardo che condusse i Ticos al quarto posto in terra d'Egitto, aggiudicandosi il premio di miglior portiere nonostante la sconfitta in semifinale contro il Brasile e quella successiva ai rigori per mano contro l'Ungheria. Per la cronaca, otto anni fa arrivò un quarto posto. Chissà che questo non sia di buon auspicio.


In un girone dove non ci sono particolari favorite, lo Zambia potrebbe continuare a coltivare il suo sogno. Compiere un step ulteriore dopo il trionfo casalingo alla Coppa d'Africa di pochi mesi fa significherebbe, per i Junior Chipolopolo, entrare nell'élite del calcio mondiale. Seppur giovanile. Nella manifestazione ospitata e culminata col trionfo di Lusaka, Lo Zambia in campo ha giocato con un 4-4-2 ad alto contenuto offensivo, sempre però curando con spasmodica precisione la fase di non possesso. In questo contesto tattico è stato fondamentale il ruolo degli esterni, e più in generale dei giocatori d'attacco a disposizione di Chambeshi. Patson Daka è la punta di diamante della squadra: punta rapida dotata di un fisico compatto, Daka ha appena firmato un contratto da professionista con i Red Bull Salisburgo, club che lo ha gestito prestandolo al Liefering per permettergli di fare esperienza. Fashion Sakale ed Edward Chilufya sono le altre due stelline della squadra: il primo è già stato bloccato dallo Spartak Mosca, per il secondo invece si attende la maggiore età.


Il Team Melli "dei piccoli" partecipa per la terza volta ad una rassegna destinata agli under 20. Nelle due precedenti occasioni, 1977 e 2001, uscì mestamente ai gironi, collezionando in totale tre punti sui venti disponibili. Amirhossein Peyrosani, il ct iraniano, ha già messo le mani avanti parlando di "ottima occasione per maturare esperienza". Dei ventitre convocati solo il centrocampista Reza Shekari gioca all'estero (è stato acquistato recentemente dal Rostov): troppo poco per poter pensare di impensierire le avversarie.


GRUPPO D


L'ultima volta che l'Italia partecipò ad un mondiale under 20 passò, in pochi giorni, dall'euforia alla frustrazione. Dopo un girone eliminatorio passato per il rotto della cuffia, gli Azzurrini eliminarono la Spagna agli ottavi di finale (2-1, gol vittoria di Mazzarani) per poi cedere incredibilmente il passo all'Ungheria. A posteriori, perdere contro la futura terza classificata poteva anche starci, ma per un attimo si accarezzò il sogno di poter vincere quel mondiale. La prima cosa da fare oggi invece è semplice: non sottovalutare il proprio gruppo. Tutte e tre le avversarie nascondono insidie e iniziare contro l'Uruguay potrebbe rappresentare, in caso di sconfitta, un handicap. Detto questo, ci sono le basi per poter fare bene. Out Donnarumma e Pellegrini (scelta tecnica), tra i pali toccherà a uno tra Zaccagno e Plizzari, davanti ai quali agirà la linea a quattro composta dal palermitano Pezzella a destra, Di Marco sull'out opposto e la coppia di centrali Romagna - Coppolaro. In mezzo toccherà a Barella e Mandragora tagliare e cucire, rompere e proporre per il nostro arsenale offensivo. Favilli e Orsolini (oltre a Cassata) arrivano da un'annata più che positiva ad Ascoli e potrebbero fare molto bene. Vido, scuola Milan ma oggi al Cittadella, è stato chiamato per dare un po' di imprevedibilità in più e profondità di rosa. E poi Vitale, Bifulco, Marchizza: il materiale c'è, speriamo di riuscire a sfruttarlo al meglio.


I campioni sudamericani rappresentano l'ostacolo più grande per i nostri Azzurrini sulla strada per gli ottavi di finale. Con un Federico Valverde (liberato dal Real Madrid) in più, la Celeste si candida come una delle favorite alla vittoria finale. La qualità è presente in ogni reparto, e ce n'è talmente tanta che anche andare a pescare le individualità migliori diventa un esercizio di rara difficoltà. I due nomi che spiccano su tutti sono quelli di Rodrigo Bentacur e Nicolas De la Cruz; il centrocampista del Boca Juniors è stato recentemente ufficializzato dalla Juventus, che ha versato 9,4 milioni di euro agli Xeneizes per prelevarne il cartellino. Diverso il discorso per il centrocampista offensivo del Liverpool Montevideo, nipote del Pato Sanchez e prossimo gioiellino destinato a partire dall'Uruguay con destinazione Europa. Accanto a Bentacur, in mezzo, giocheranno Facundo Waller e Nicolas Benavidez, che avranno il compito di coprire le spalle al funambolico trio offensivo composto da De la Cruz, Amaral - funambolico trequartista in forza al Nacional soprannominato "el gordo" per il suo fisico molto rotondo - e dal bomber Schiappacasse, di proprietà dell'Atletico Madrid. La difesa è imperniata sulla coppia di centrali Rogel - Vina, entrambi del Nacional, mentre Joaquin Ardaiz (piace alla Fiorentina) è la scheggia impazzita che può cambiare le partite entrando a gara in corso.


Il quarto posto ottenuto in Zambia non inganni all'apparenza: gli Amajita, forse, stanno finalmente dando il contributo decisivo per far uscire definitivamente il Sudafrica calcistico dal limbo degli ultimi anni. Dopo il mondiale 2010 si pensava ad un futuro più che radioso per la Rainbow Nation, ma qualcosa è evidentemente andato storto se il capocannoniere assoluto nella storia della nazionale è ancora oggi Benny McCarthy. La spedizione guidata da Thabo Senong una piccola vittoria l'ha già ottenuto: dopo la Coppa d'Africa under 20, alcuni dei suoi ragazzi sono stati convocati per le qualificazioni a Russia 2018 con la nazionale maggiore. Tra di loro c'è Luther Singh, forse il talento più puro in forza agli Amajita. Singh è un attaccante classe 1997 che vanta già due stagioni abbondanti in Europa. Trasferitosi in Svezia nel 2006, non ha trovato molti spazi per emergere a causa di problemi legati a lingua e clima. Così, quando lo Sporting Braga lo ingaggia, non ci pensa due volte a trasferirsi in Portogallo. Singh ha sviluppato un ottimo rapporto con il gol, ma al contempo è anche un uomo squadra che si è meritato sul campo la chiamata coi Bafana Bafana. Come lui, anche Liam Jordan (di origine neozelandese: un calciatore bianco nella terra in cui il soccer è stato per tanto tempo esclusiva dei neri) e Grant Margeman, centrocampista in forza all'Ajax di Cape Town, vivaio più florido del paese. Assente in Zambia, Thabo Cele si unirà al gruppo per dare il suo apporto: centrocampista centrale, Cele è stato acquistato recentemente dal Benfica, che verserà nelle casse della federazione sudafricana otto milioni di dollari come premio di valorizzazione.


Il Giappone manca al mondiale under 20 dal 2007. Dieci anni, e praticamente due generazioni, dopo la nazionale del Sol Levante sbarca nella vicina Corea del Sud per riportare in alto il nome del continente asiatico. A livello giovanile, si sa, a Tokyo e dintorni si lavora molto bene. All'appuntamento la squadra allenata da Aoyama ci arriva dopo la vittoria della Coppa d'Asia under 19, nella quale ha sconfitto - non senza grattacapi - un'Arabia Saudita caduta soltanto ai calci di rigore. Takefusa Kubo è senza dubbio la stella della compagine giapponese: acquistato dal Barcellona nel 2010 (a soli nove anni), questo ragazzo ha fatto tutta la trafila della giovanili nella Masia, rientrando in Giappone - nei Tokyo FC - due stagioni or sono a causa di problemi sul suo tesseramento col club catalano. Il 15 di aprile è stato il più giovane giocatore di sempre a segnare il primo gol in J-League, a quindici anni. Koki Ogawa e Yuto Iwasaki hanno fatto le veci di Kubo nell'ultima Coppa d'Asia giocata: con tre gol a testa messi a segno, hanno contribuito in maniera sensibile al successo finale per una squadra che ha chiuso il torneo senza subire gol. Un occhio di riguardo lo merita anche Ritsu Doan, centrocampista del Gamba Osaka.

GRUPPO E


Scorrendo le convocazioni della Francia la riflessione è d'obbligo: in nessuno dei cinque campionato tipo in Europa giocano così tanti under 20 come in Ligue 1. Il possibile undici titolare dei Bleus ha un potenziale pazzesco, al netto dell'assenza di un Théo Hernandez. Che sì, avrebbe fatto comodo dopo la grande stagione con l'Alaves, ma alla fine non è stato ritenuto fondamentale. Alban Lafont ed Issa Diop sono i due rappresentanti di casa Tolosa: sotto la guida del saggio Pascal Dupraz questi due ragazzi sono cresciuti tantissimo. Lafont è considerato un portiere dal futuro assicurato; coetaneo di Donnarumma, già da due stagioni difende stabilmente la porta biancomalva. Altro talento di valore assoluto è Lucas Tousart, titolarissimo del Lione, club col quale è stato protagonista di una cavalcata positiva in Europa League, culminata con la sconfitta in semifinale. Davanti occhi aperti su Saint-Maximin, che rientrerà a breve al Monaco dopo una stagione - più che positiva, nonostante i risultati - passata in Corsica al Bastia, oltre alle varie frecce di varia pericolosità sulle quali può contare Batelli. Da Nkunku, lanciato da Emery al PSG, fino all'esterno Ludovic Blas (Guingamp) e all'altro parigino Augustin, la rosa è di valore assoluto, completa in tutti i reparti. inutile dire che nel lotto delle favorite, i Galletti fanno bella mostra in prima fila.


L'Honduras studia per diventare grande. La selezione allenata da Carlos Tabora è composta da giocatori di provenienza abbastanza eterogenea, con l'apice dei cinque elementi forniti dall'Olimpia di Tegucigalpa, gigante del calcio locale. La stella della squadra gioca proprio nell'Olimpia: si chiama Jorge Alvarez, indossa un curioso numero 9 sulle spalle e di mestiere fa la mezzapunta. Bravo negli spazi, Alvarez ha messo in mostra tutto il meglio del suo repertorio durante la Gold Cup, sfornando alcuni assist decisivi e giocate d'alta scuola. La sua tecnica purissima è quella che permette all'Honduras di fare il salto di qualità tanto cercato. La squadra gioca un 4-3-3 molto offensivo nel quale Alvarez agisce da esterno destro, e che non solo sfrutta in pieno la qualità dei due terzini (il capitano Andrade a destra e il mancino Decas sulla fascia opposta), ma si rende pericolosa con gli inserimenti senza palla dei centrocampisti. La storia dice che los Catrachos non hanno mai avuto un grande feeling con la rassegna iridata: nelle sei qualificazioni ottenute fino ad oggi, non sono mai andati oltre alla fase a gruppi. Un altro buon motivo per provare a stupire il mondo.


Rispetto ad alcuni anni fa il calcio neozelandese ha compiuto passi in avanti, seppur faticosamente. Gli All Whites che si presentano al via del mondiale under 20 sono una compagine molto interessante, con diversi elementi già nel giro della nazionale maggiore. La particolarità più importante riguarda la crescita esponenziale dei giocatori esportati all'estero: dei ventitre uomini chiamata dal ct Darren Bazaley, solo undici giocano in patria.
Tra le possibili stelline va segnalato l'estremo difensore Michael Would, classe 1999 tesserato con il Sunderland. Would non è il solo ad essere sbarcato recentemente in Inghilterra: come lui ci sono anche la punta Henry Cameron (Oxford United) ed il suo compagno di reparto Myer Bevan, in forza alla Nike Academy. L'elemento con più classe è collettivamente riconosciuto in Clayton Lewis, unico rappresentante del colosso locale Auckland City. Lewis, numero 10 degli All Whites, è un centrocampista offensivo dalla tecnica sopraffina, messa in mostra nella coppa oceanica del 2016, in cui ha vinto il premio come miglior giocatore del torneo.


"La prima cosa da capire è che per noi questo mondiale può essere un'occasione unica". Parole e musica di Ahn Tuan Hoang, selezionatore del piccolo Vietnam che per la prima volta si affaccia seriamente alla ribalta internazionale. In un'intervista rilasciata al magazine mensile della FIFA, il ct ha fatto il punto della situazione sul calcio locale: "Non abbiamo strutture adatte per far crescere bene i nostri ragazzi - ha precisato - per cui arrivare a giocare questa manifestazione è un doppio successo. Qui non ci sono le possibilità che hanno i ragazzi giapponesi, cinesi o coreani: per emergere ci vanno motivazioni altissime". Hoang allena la selezione vietnamita da diversi anni, ed è uno degli uomini di riferimento di una federazione che non ha mai fatto mistero delle proprie ambizioni: "Vorremmo che i nostri ragazzi potessero giocare all'estero. Solo così potranno migliorarsi", ha concluso il tecnico. Che in Corea del Sud arriva dopo aver battuto allo spareggio il Bahrein, scrivendo - a suo modo - un piccolo pezzo di storia.

GRUPPO F


Sebastian Vignolo è uno dei telecronisti più famosi di tutto il Sudamerica. Commentando la partita tra Argentina ed Ecuador del Sudamericano, il giornalista ha più volte rimarcato il dominio sulla fascia sinistra della Tricolor. Non è un caso che da quella parte giochino i due giocatori migliori di una squadra senza particolari stelle. Pervis Estupiñan e Bryan Cabezas rappresentano il meglio della gioventù ecuadoreña al mondiale di categoria, volti di una squadra che ancora una volta ha scalato le posizioni continentali puntando forte sull'organizzazione di gruppo e sul senso di appartenenza. L'esterno dell'Atalanta è anche il fresco capocannoniere del sub'20, il che non guasta mai, e in Corea potrebbe consumare l'antipasto di ciò che lo aspetta la prossima stagione, quando Gasperini lo aggregherà definitivamente alla prima squadra.
Estupiñan invece gioca in Spagna, nel Granada, ed è il classico prototipo di terzino sudamericano molto offensivo e dal gol facile.
La qualificazione al mondiale è arrivata tramite il gioco. José Rodriguez, tecnico della Tricolor, è stato chiaro: "Il nostro obiettivo è arrivare al risultato tramite il gioco - ha detto alla partenza per Seoul - sono convinto che i due concetti siano strettamente collegati, e senza il primo il risultato sarà solo un fattore estemporaneo". Idee e relativo percorso per fare bene sono chiari: ora non resta che passare all'azione.


Passare agli ottavi è l'obiettivo minimo per chi, poco tempo fa, si è visto festeggiare in faccia una Coppa d'Africa più che alla portata. Il Senegal sta tornando - seppur piano piano - ai livelli raggiunti ad inizio secolo, quando la generazione capitanata da El Hadji Diouf stupì il mondo nel mondiale nippo-coreano. Ripercorrere le orme di quel gruppo, passato anch'esso da un mondiale under 20, non sarà facile; a provarci sarà una delle selezioni più giovani al via, quella allenata da Joseph Koto, che si presenta ai nastri di partenza con una rosa omogenea e a suo modo esperta. Infatti, ben sei potenziali titolari giocano in Europa, seppure non in club di primissimo piano. Aliou Badj è uno di questi: fantasista dall'assist facile e numero 10 sulle spalle, è tesserato con gli svedesi del Djugarden e si allena stabilmente con la prima squadra. Krepin Diatta, Ibrahima Ndiaye e Osseynou Niang sono le altre frecce in possesso di Koto, tecnico che - in patria - ha pescato a piene mani dalle accademie calcistiche che in Senegal si sono sostituite negli anni alle società vere e proprie.


A marzo gli USA hanno vinto la loro prima Gold Cup a livello di under 20. Un successo meritato, sebbene l'avventura in Costarica non era iniziata benissimo. La sconfitta contro Panama aveva instillato più di un dubbio sulla qualità delle scelte di Tab Ramos operate in fase di convocazione. Invece col passare delle partite la consapevolezza della propria forza ha preso il sopravvento, fino alla finale vinta contro l'Honduras. Ramos in Corea del Sud ci va con gran parte del gruppo vincente plasmato in quest'ultimo anno di lavori, con l'aggiunta di due pezzi da novanta come Carter-Vickers e Zelalem. Le assenze di Pulisic e Green passeranno quasi inosservate, soprattutto se i protagonisti della Gold Cup manteranno le promesse. Palmer-Brown è stato eletto miglior giocatore della manifestazione e si è disimpegnato alla grande sia da difensore centrale che da mediano. La scelta di tornare a giocare in patria (è del Porto, ma oggi è in prestito allo Sporting Kansas City) gli ha permesso di trovare minuti e bruciare ulteriormente le tappe. La coppia di casa Fulham composta da De la Torre e Fossey, rispettivamente centrocampista centrale e terzino destro, è un binomio inscindibile per questa compagine. Così come Tommy Redding e Justen Glad, baluardi centrali della difesa migliore del nord America. Quindi, con Zelalem e Carter-Vickers valori aggiunti, nessun traguardo è precluso.


Prendi i cinque club più blasonati del posto, fai una cernita dei migliori giocatori che rientrano nella fascia di età adeguata e componi la rosa. La ricetta dell'Arabia Saudita è essenzialmente questa, e non è detto che puntare deciso su blocchi di ragazzi appartenenti all'élite del calcio locale sia una cattiva idea. D'altronde il secondo posto alla Coppa d'Asia under 19, persa in finale contro il Giappone, è nato proprio così. Un'ottima fase offensiva è il biglietto da visita dell'Arabia Saudita diretta da Saad Al Shehri, tecnico che propone un 4-2-3-1 in cui vengono esaltate particolarmente le quattro figure offensive. Nel ruolo di trequartista gioca Sami Al Najai, centrocampista centrale che Al Shehri ha avanzato a ridosso del centravanti per sfruttarne al meglio le doti balistiche. Classe 1997, gioca già titolare nel suo club, l'Al Nassr. Al Najai ha vinto la classifica dei cannonieri in Bahrein a pari merito con il centravanti Abdulrahman Al Yami, anch'egli autore di quattro reti e punta di diamante dei Green Falcons. Sedici gol in sei gare, seppure contestualizzate a livello continentale, rappresentano un'ottima basa dalla quale partire.

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