lunedì 3 luglio 2017

La prima volta del Delfín


Mancava solo la matematica, arrivata poche ore fa. L'Ecuador ha un nuovo campione: il Delfín.


Anzi, un campione inedito. Inedito per diversi motivi: in primis, perché per la prima volta nella loro storia "los Cetáceos" si portano a casa un semestre ecuadoreño. In secondo luogo, perché a tredici anni dal trionfo del Deportivo Cuenca, il titolo lascia nuovamente le due città regine del fútbol locale, Quito e Guayaquil.

Era infatti l'aprile del 2004 quando "los Morlacos", guidati da Xavier Alvarez, si laurearono campioni dopo il 3-1 rifilato al Deportivo Quito, altre decaduta del calcio tricolór

Tredici anni dopo, a festeggiare è la città di Manta.

Manta è un posto particolare, quasi magico; è lì che gli abitanti locali risiedenti in altura vanno a godersi spiagge dorate e clima mite, ed è lì - soprattutto - che poco più di un anno fa un terribile terremoto ha provocato disastri in grandi quantità, che sono costate alla comunità quasi trecento perdite in termini di vite umane.

Ripartire è stato duro, e anche se lo sport ha aiutato un bel po', la realtà locale più blasonata - il Manta - continua ad arrancare nella Segunda Division, fallendo da qualche stagione la tanto attesa risalita. Così le speranze sono state riposte sul Delfín Sporting Club, che in questo 2017 ha compiuto una vera e propria scalata verso il successo, riuscendo - nel suo cammino trionfale - a fidelizzare anche qualche tifoso.

Per il match decisivo contro la LDU di Quito, l'"Estadio Jocay" presentava finalmente una cornice di pubblico idonea alla grandezza di tale impresa. Un tifo incessante, scatenatosi sin dall'inizio del match, che ha permesso al Delfín di incanalare la gara sin da subito sui binari giusti. Nemmeno quando l'autogol di Chancellor ha aperto i giochi a favore della Casa Blanca, a Manta, si è pensato di non potercela fare.


Il merito principale è soprattutto del gruppo costruito dal tecnico Guillermo Sanguinetti, uruguagio con un sacco di esperienza in giro per il continente: Argentina, Uruguay, Paraguay, Colombia e soprattutto Perù (con la sfortunata avventura all'Alianza Lima, culminata con l'immeritato esonero) sono le tappe della sua seppur giovane carriera. Nel 2016 è sbarcato in Ecuador, salvando il River Plate per il rotto della cuffia prima di accettare la chiamata del Delfin.

A Manta, "el Topo" ha costruito una squadra funzionale finalizzata al raggiungimento dell'obiettivo iniziale (la salvezza), scalando però le tappe con una velocità incredibile. Le zero sconfitte subite fino ad oggi - alla fine del semestre manca un solo turno - lo testimoniano in pieno: contro il Delfín non si passa. Eppure a disposizione di Sanguinetti non ci sono stelle particolari, bensì tanti soldatini ordinati che avevano solo bisogno di ritrovare fiducia in loro stessi.

L'esempio lampante è Carlos Garcés, giocatore sul quale Sanguinetti ha lavorato tantissimo a livello mentale; nativo di Manta, Garcés era considerato uno degli astri nascenti del calcio ecuadoreño quando giocava nel vivaio del Manta FC, il club rivale del Delfín. 

Una volta trasferitosi a Quito per firmare con la LDU è andato incontro a difficoltà di tipo ambientale, esplodendo solo in seguito con il Deportivo. Al Delfín è arrivato dopo una pessima parentesi nella B messicana, tornando ad essere determinante. Era lui, questa notte, a spiccare a capo della carovana auriazúl nella festa - protrattasi fino all'alba - per le strade della città con capolinea nella Plaza Civica, cuore pulsante di Manta.



Oppure Roberto Ordóñez, onesto mestierante dell'area di rigore, tesserato dal Delfín a 32 anni compiuti e autore alla fine di sette reti, tra cui le due perle segnate contro la LDU nella partita decisiva. "El Tuca" fa parte di quell'anima autoctona che Sanguinetti ed il suo staff hanno costruito in fretta e furia, senza comunque rinunciare ad alcuni tasselli provenienti dall'estero. Di questo gruppo fanno parte il paraguayano Francisco Silva, leader e capitano della squadra, e i due connazionali del Topo, Matias Duffard e Cristian Malan.

Concetti chiari, semplici da recepire e soprattutto da mettere in pratica: il 3-4-3 molto ibrido di Sanguinetti ha saputo esaltare tutti i componenti della rosa.

Juan José Palacios, giornalista di StudioFútbol, ha analizzato la vittoria del Delfín in più punti. In primis, è curioso notare come "los Cetáceos" abbiano preso oltre il 70% dei punti alle rivali per il titolo (LDU, Barcelona e soprattutto Emelec), ponendo l'attenzione soprattutto sull'attitudine di squadra, la capacità di concentrazione abbinata alla classica "gárra" e la preparazione di tutto il corpo tecnico (il vice di Sanguinetti, Edgardo Adinolfi, è stato uno dei migliori liberi del Sudamerica). Inoltre, il trionfo assume dimensioni ancora più incredibili se si considera che la maggior parte delle trasferte sono state affrontate in altura, condizione non ideale per una squadra abituata a giocare a livello del mare.

Ultimo, ma non per importanza, il ruolo della società. Il numero uno del club, José Delgado, ha mantenuto l'ambiente sereno e azzerato le pressioni sul gruppo, pagando puntualmente gli stipendi e rendendo il Delfín uno dei club più virtuosi del continente latinoamericano.

Un piccolo particolare che porta a grandi differenze. Soprattutto in Sudamerica.



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