mercoledì 28 giugno 2017

Una freccia per Mancini


In casa Boca Juniors non c’è nemmeno il tempo di festeggiare il titolo numero trentadue che già dall’Europa bussano alla porta. Il calciomercato d’altronde è appena entrato nel vivo, e l’Argentina è da sempre una terra ricca di talenti.

A lasciare per primo La Ribéra è Cristian Pavón, esterno offensivo che lo Zenit San Pietroburgo ha prelevato dagli Xeneizes sborsando una cifra record di circa 30 milioni di dollari. Per darvi un’idea, il passaggio di questo talentino formato tascabile al club di San Pietroburgo è il più caro della storia del Boca Juniors, davanti a nomi altisonanti quali Fernando Gago e Carlos Tevez.

Predestinato

L’ultima pausa per le nazionali nel 2016 ha permesso a molti club di farsi qualche tour in giro per il mondo. Il Boca Juniors era impegnato a Siviglia per il “Trofeo Antonio Puerta”, ex giocatore andaluso scomparso tragicamente ormai nove anni fa. L’amichevole tra la squadra di Sampaoli e quella di Guillermo Barros Schelotto però arrivava anche in un periodo particolare della stagione, entrata nel vivo proprio in queste ultime settimane. L’esibizione ha visto gli Xeneizes imporsi per 4-3 grazie ad un capolavoro di Carlos Tevez. L’ex juventino ha reso ancora più latina una serata in cui una delle società sudamericane più gloriose faceva visita a quello considerato - ad oggi - l’angolo di Sudamerica in Europa per antonomasia. Se Tevez ha avuto l’onore di depositare i fiori sotto la curva per ricordare lo sfortunato Puerta, a brillare di luce propria è stato Cristian Pavón, uno dei talenti più interessanti d’Argentina e perché no, forse dell’intero panorama calcistico mondiale.

È passata da poco la mezz’ora quando l’esterno “boquense” scappa in velocità sulla destra puntando la linea laterale del campo, per poi cambiare passo e direzione verso il centro,  dettando perfettamente un passaggio in profondità. Ricevuto il pallone da Tevez, Pavón salta netto un difensore e con un finta batte Sirigu. Un perla confezionata in pochi secondi, senza che nessun difensore avesse modo di intervenire.


In questo gol c’è tutto Cristian Pavón: velocità, imprevedibilità, intelligenza e una buona dose di faccia tosta. Nato nel 1996, la nuova sensazione argentina non è altro che la risposta del Boca Juniors ai rivali del River Plate, bravi a lanciare recentemente il suo coetaneo Sebastian Driussi (incorporare link pezzo di Giulio?), oggetto del desiderio di diversi club europei. Dopo la serata del “Ramón Sanchez Pizjuán” però, anche Pavón ha conquistato una discreta fetta di ammiratori.

I primi passi

Se è vero che il luogo di nascita dice tanto di una persona, la regola vale sicuramente per il ventenne originario di Cordoba. Una città che vive di calcio, nonostante non abbia tradizioni di vittorie equiparabili alla capitale, e nemmeno a piazze storiche come Avellaneda o Rosario. A Cordoba, dicevamo, si respira però una delle rivalità più antiche e calde di tutta l’Argentina: quella tra il Talleres ed il Belgrano. Qui, se non nasci “Pirata” (soprannome utilizzato per distinguere i tifosi proprio del Belgrano), giochi con la “T”: una sola lettera che comporta grandi responsabilità, soprattutto per chi ne indossa la maglietta.

Pavón cresce ad Anicasate, quartiere centrale nell’agglomerato urbano cordobénse, e sin da bambino il suo feeling con il calcio sembra naturale. Il padre lo segue sempre, tanto che ad un certo punto - per restargli accanto il più tempo possibile - accetta di diventare vice allenatore della squadra in cui lo ha iscritto per tirare i primi calci ad un pallone. Si tratta del Talleríto, piccolo club satellite del ben più celebre Talleres, come fa facilmente intendere il nome. Il passaggio nella “T” però non si fa attendere, perché sulla scrivania della società il nome di Pavón era sottolineato con il pennarello rosso da parecchio tempo. L’esordio in prima squadra avviene nel dicembre del 2013, quando viene mandato in campo a soli 17 anni. Il suo volto ancora da adolescente tradisce il fatto che nelle gambe ci siano già molte miglia corse con la squadra under 20 e - soprattutto - con le nazionali argentine “albicelestes”.


Humberto Grondona, fratello dello scomparso Julio e membro della famiglia più potente del paese, è sempre stato un suo estimatore:

“Abbiamo tra le mani un diamante con potenzialità immense - ha dichiarato l’ex selezionatore dell’under 17 argentina, in un’intervista recente - ha grandi abilità, in velocità è imbattibile e sa giocare in più posizioni. Deve limare ancora qualche difetto in fase di non possesso, ma penso sia un talento da non farsi sfuggire”.

Del parere di Grondona sono anche altri addetti ai lavori; in particolare Rodolfo Arruabarrena, che pochi mesi dopo l’esordio tra i grandi - siamo nel luglio 2014 - lo chiede per suo Boca Juniors.

L’ascesa del Kichán

Sin da ragazzino, quando giocava nell’Escuelíta di Anicasate, Pavón viene soprannominato “El Kichán”, un termine usato prevalentemente una persona di poche parole, veloce e precisa nel proprio lavoro. Proprio come lui, che una volta arrivato al Boca Juniors stenta aritagliarsi un posto da protagonista vista la presenza massiccia di esterni offensivi. Questo porta Arruabarrena a proporgli una soluzione: andare in prestito per cercare minuti da mettere nelle gambe. Pavón accetta e finisce il 2014 con la maglia del Colon. A Santa Fe, nonostante la situazione disperata in cui versa il club, trova spazio per esprimere le sue qualità: i suoi 5 gol in 20 partite non contribuiscono a salvare la squadra, ma rappresentano un ottimo trampolino di lancio personale. Tornato a La Ribéra, Pavón ritrova il suo mentore, Arruabarrena, che nel frattempo ha deciso di puntare fortemente su di lui.

Dopo i primi mesi passati in infermeria a causa di un infortunio al matatarso, il ragazzo di Cordoba trova il suo primo gol con la maglia del Boca Juniors contro il Lanus, sfruttando un bell’assist di Osvaldo. La sua corsa liberatoria dopo la rete è forse uno degli highlight più significativi dell’ascesa di questo ragazzo, che i più dipingono come persona umile e perfezionista.


La settimana successiva arriva anche la soddisfazione più grande: un gol nel Superclasíco. Al minuto 38 del secondo tempo, con il River Plate sbilanciato alla ricerca del pari, è proprio Pavón il più lesto di tutti a lanciarsi su una palla apparentemente morta nei pressi del secondo palo, battendo poi Barovero con un tiro imparabile.


Il rapporto tra il ragazzo e i Millonarios non è idilliaco, nonostante ci abbia giocato contro solo tre volte. Pochi mesi prima, durante il Torneo de Verano (una serie di amichevoli che si disputano a campionato fermo), un fallo di Vangioni lo aveva costretto ad abbandonare il campo scatenando polemiche che si sarebbero protratte per diverse settimane.


L’arrivo di Schelotto e la sua evoluzione tattica

La sua scalata alla titolarità è ormai in pieno svolgimento. Più passano i mesi, e più le sue caratteristiche diventano fondamentali nello scacchiere tattico del Boca Juniors. Se Arruabarrena rimarrà sempre colui che ha visto le potenzialità di questo esterno, Guillermo Barros Schelotto è il tecnico che - una volta arrivato al Boca Juniors - ha trasformato questo progetto di calciatore in un elemento imprescindibile per la squadra. L’ex allenatore del Palermo ha nel 4-3-3 il suo credo tattico, e in passato - fallimentare esperienza di Palermo a parte - aveva già dato prova di proporre del calcio offensivo nella sua parentesi alla guida del Lanus. Il feeling con Pavón non ci ha messo molto a svilupparsi; a giugno, quando si paventava l’ipotesi di una convocazione per la Copa America Centenario, Schelotto era stato chiaro:

”Se Martino vuole Pavón devo darglielo - dichiarò il tecnico a Diario Olé - ma se me lo lascia sono molto più contento”.

Cristian Pavón nasce come giocatore offensivo. Le sue caratteristiche principali sono la rapidità di movimento, la corsa, la velocità ad attaccare gli spazi con e senza palla, oltre ad un’ottima attitudine al sacrificio in fase di non possesso. Proprio quest’ultima qualità è stata, nei primi anni, il suo principale limite. Schelotto ha lavorato molto sulla testa del ragazzo, dandogli segnali importanti anche extra campo, come quando nell’ultima sessione di mercato - davanti ad una scelta - ha preferito tenere lui rispetto al “Tucu” Palacios, prodotto del vivaio xeneize mandato in prestito - guarda un po’ - proprio al Talleres.



In quel di Cordoba Pavón nasce esterno destro d’attacco, ma ad oggi - soprattutto nel Boca Juniors - è stato utilizzato in più ruoli. Sotto la guida tecnica di Arruabarrena ha giocato spesso seconda punta per permettere al tecnico di tenere Tevez nel vivo del gioco. Già, perché Carlitos è quello che la squadra la fa girare, e chi si siede sulla panchina del Boca Juniors ha l’obbligo di costruirgli la squadra intorno. Durante il periodo peggiore passato recentemente dalla squadra, Tevez ha avuto parole dure contro i giovani del gruppo: “Siamo una buona squadra, ma se non segnamo non possiamo pretendere di vincere”. Tevez ce l’aveva proprio con lui: “Se Cristian avesse fatto il suo dovere, a quest’ora parleremmo di un’altra partita”. Parole dure, arrivate dopo la sconfitta contro il Lanus, in cui Pavón ha fallito un gol clamoroso, tirando fuori da posizione agevole una palla che chiedeva solo di essere spinta in rete.

Nonostante questo episodio, la stagione di Pavón è da considerarsi più che positiva. Partito Tevez, il Boca Juniors ha caricato sulle spalle di Dario Benedetto l’intero peso del proprio attacco, ma l’apporto di del Kichán non è cambiato, tanto da essere il giocatore al quale Barros Schelotto rinuncia con più difficoltà.


Dopo aver giocato per parecchi mesi da seconda punta durante la precedente gestione tecnica, con Barros Schelotto il “píbe” è tornato al suo vecchio ruolo di esterno, in cui si disimpegna con uguale resa sia sul versante destro che su quello mancino. Quando viene schierato a sinistra, si mette spesso in condizione di puntare l’avversario per poter rientrare sul piede destro, il suo preferito. Pavón possiede un’ottima tecnica di base: calcia pulito, forte e preciso, ma a spiccare maggiormente sono le sue qualità atletiche. È infatti uno dei corridori maggiori di tutta la Primera Division argentina, e questo fa di lui un elemento prezioso.

Prospettive

La prossima fermata della carriera di Pavón sarà San Pietroburgo. Un campionato, quello russo, dove pochissimi argentini hanno saputo impattare bene. Il contesto locale, molto particolare, ha visto fallire giocatori del calibro di Maxi Lopez, mentre ha esaltato le doti di chi si è saputo adattare al meglio (uno su tutti Héctor Bracamonte, idolo storico del Terek Grozny). L’arrivo di Mancini alza prepotentemente l’asticella per quanto riguarda gli obiettivi: lo Zenit vuole vincere, e Pavón viene ritenuto uno dei profili ideali per provare ad alzarne il livello. Il calcio russo è molto fisico, quindi Pavón - come Driussi ed eventualmente Paredes - avrà bisogno di sgrezzarsi dal punto di vista del sacrificio e del temperamento. I limiti da migliorare sono principalmente realizzativi; nel momento in cui Pavón dovesse acquistare ulteriore feeling con la rete, diventerebbe un fattore a tutti gli effetti.

A 21 anni è giunta l’ora del grande salto. In Russia Pavón dovrà dimostrarsi adatto al calcio europeo convivendo con condizioni particolari, climatiche e non. San Pietroburgo potrebbe essere il suo trampolino di lancio definitivo verso l’Europa che conta. Quell’Europa che, al momento, lui stesso ha deciso di non frequentare.

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