God save Carlos Bacca


Pochi giorni fa le pagine dei principali quotidiani italiani, complice la sosta del campionato a causa delle nazionali, hanno aperto con parecchi titoli sul calciomercato. Tra questi, un nome in particolare è stato accostato al Milan, spuntato all'improvviso. E' quello di Carlos Bacca, centravanti colombiano e stella di un Siviglia che lo scorso anno ha vinto l'Europa League in quel di Torino, che nonostante l'età avanzata (in paragone alla sua tarda ascesa) si candida ad essere uno degli uomini mercato della prossima estate.

Infatti su di lui sembrano esserci parecchi club di Premier League, con il Newcastle in prima fila, ma la società rossonera - impossibilitata a spendere cifre astronomiche - potrebbe decidere di puntare forte su di lui per rinforzare il reparto d'attacco, soprattutto se (come è probabile) non dovesse riscattare Mattia Destro dalla Roma. Bacca non è comunque un nome nuovo nella realtà del calciomercato italiano; nel 2010 infatti, l'agente FIFA Mauro Cesarini provò a portarlo da noi prendendone la procura per l'Italia ed offrendolo a diverse società come il Chievo ed il Torino, ricevendo in cambio solo riscontri negativi. Effettivamente puntare su di lui poteva essere un azzardo, vista l'età non proprio di primo pelo (aveva già 26 anni, e di solito dal Sudamerica - se si è di valore - ci si muove molto prima) e le oggettive domande sull'adattamento che valgono per ogni giocatore di questo tipo. In Belgio però non la pensano così, tanto che il Bruges qualche tempo dopo non si fa scappare l'occasione per ingaggiarlo e metterlo al centro del proprio reparto offensivo. Risultato: una stagione monstre, con 28 gol segnati in 45 partite giocate tra Jupiler League ed Europa League,prima dell'ulteriore salto di qualità.

Bacca ai tempi del Bruges
Due estati fa infatti il Siviglia stacca un assegno da sette milioni di euro al club belga, gli propone un quinquennale e lo blinda con una clausola rescissoria da 30 milioni di euro. Bacca in Spagna si ambienta subito, e la sua prima stagione con la maglia degli andalusi è da stropicciarsi gli occhi tanto che il celebre quotidiano Marca lo premia come miglior acquisto del 2013-14. Lui intanto segna, e tanto, contribuendo in maniera attiva all'ottimo campionato dei biancorossi e collezionando scalpi qua e là; la doppietta al Real Madrid è la sua serata di grazia, seguita dai gol decisivi a Porto e Valencia in Europa League, prima di trasformare uno dei rigori nella finalissima dello Juventus Stadium contro il Benfica. L'esultanza è sempre la stessa: corsa blanda verso la bandierina, mani e sguardo al cielo sulle ginocchia a ringraziare quel Dio che tanto gli ha dato nella sua vita. "Quando segno mi rivolgo a Lui, perchè Lui mi ha dato questa capacità. E grazie a lui posso aiutare la mia famiglia", disse in un'intervista di poco tempo fa ad AS.

Già, perchè la storia di Carlos Bacca è proprio lo stereotipo del giovane ragazzino sudamericano. Cresciuto in uno dei barrìos più poveri di Barranquilla, quando non era a scuola aiutava il padre a vendere il pesce oppure strappava i biglietti negli autobus della città, una delle metropoli più pericolose dell'intera Colombia. Il porto lo ha svezzato, il papà - soprannominato "El Peluca" - lo ha invece protetto da un ambiente che molto facilmente potrebbe indurre i ragazzi ad intraprendere la via dell'illegalità. Parallelamente al lavoro sugli autobus, sui quali percorreva decine di volte al giorno la tratta Barranquilla - Puerto Colombia, Bacca si allenava con l'Atletico Junior dove entrò a far parte delle giovanili in pianta stabile nel 2006. Dopo un paio di prestiti arriva la grande occasione: "Un giorno mi allenavo con le riserve e Comesaña mi vide segnare qualche gol in partitella. A fine seduta mi avvicinò e mi convocò per andare con la prima squadra" racconta oggi Bacca, che aggiunge ancora "al profesòr devo tutto. Non fosse stato per lui non avrei mai debuttato". Ed in effetti il debutto è da brividi; nel match contro il Deportes Tolima di Coppa Colombia, siamo nel 2009, Comesaña lo lancia nella mischia a venti minuti dalla fine con il risultato di 0-0, e lui al primo pallone utile segna il gol vittoria. Da quel momento non esce più dalla squadra titolare, e negli anni successivi si aggiudica per due volte la classifica dei cannonieri in patria sparando qualche cartuccia anche in Coppa Libertadores.

Gli esordi con l'Atletico Junior
Nel 2010 esordisce anche con la Colombia, convocato per un'amichevole in Bolivia a La Paz, dove dopo undici minuti dal suo ingresso aveva già timbrato il cartellino. Per Pekerman, selezionatore attuale dei Cafeteros, è uno degli attaccanti di riferimento; anche se la concorrenza è tanta infatti, Bacca ha partecipato al mondiale brasiliano dello scorso anno e, ad oggi, con la maglia della Colombia è andato in gol 7 volte (l'ultima rete è recente, segnata contro il Bahrain).

Il resto è storia recente: "Nel 2012 avevo diverse offerte da Italia e Russia (la Lokomotiv Mosca poi virò sull'ecuadoregno Caicedo ndr) ma alla fine scelsi il Bruges" dice oggi "El Peluca" (letteralmente, il parrucca), "e anche se i primi tempi furono complicati poi entrai nell'ordine delle idee che dovevo farcela. Per me e per tutti quelli che mi avevano permesso di arrivare fino a lì". Bacca segna parecchio e si mette in mostra come attaccante discretamente completo; calcia con entrambi i piedi, sa inserirsi bene senza palla e anche di testa, nonostante sia - a suo dire - uno dei punti deboli, se la cava. Dopo la Spagna vorrebbe provare l'esperienza in un altro top campionato; in Italia si è parlato anche di Roma (sembra che Sabatini sia un suo grande estimatore) ed Inter, oltre che del Milan, ma la Premier lo attira maggiormente. L'unica certezza, inutile ribadirlo, è Dio: "Mi ha aiutato quando da giovane ho commesso alcuni errori che potevano farmi smettere di giocare. Adesso so che è sempre con me e che mi segue ovunque io sia". E allora: God save Carlos Bacca.

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