L'esplosione di Maxi Gómez



Eduardo Acevedo è uno dei tecnici più interessanti del panorama uruguagio. Ha speso quasi tutta la propria carriera, prima da calciatore e poi da allenatore, nel Defensor Sporting, un club che pur non potendo competere economicamente con le due potenze locali, Nacional e Peñarol, è riuscito comunque a inserirsi stabilmente nella lotta al titolo. Molto del merito è da ascrivere al settore giovanile, riconosciuto dalla Conmebol come una delle migliori realtà dell'intero continente latinoamericano.
Acevedo allena la prima squadra da circa due anni, richiamato alla base dopo una lunga esperienza in Messico: «Da quando sono arrivato al club ho avuto modo di lavorare con molti giovani, ma lui è senza dubbio il migliore: ha tutto per diventare l'erede di Suarez in nazionale».

Quel lui è Maximiliano Gómez González, attaccante in forza al Celta Vigo, che in questa stagione sta facendo girare la testa alla maggior parte dei difensori della Liga spagnola. I suoi numeri sono impressionanti, specie se rapportati al fatto che Maxi, quest'anno, è al suo primo vero esame nel calcio che conta. All'esordio in Liga, Gómez ha impiegato solo ventidue minuti per firmare la sua prima rete con la maglia del Celta: l'azione, imbastita da Iago Aspas, comincia con una bella apertura sulla sinistra per Pione Sisto, che a sua volta “legge” perfettamente il taglio in area di Gómez. Il cross del talentuoso esterno danese però è troppo lungo e cade sul secondo palo, dove c'è Daniel Wass pronto a rimettere in mezzo la palla per Maxi, bravo con un esterno destro “no look” a beffare Gerónimo Rulli. Il secondo gol, che gli vale la doppietta personale, arriva nella ripresa, sempre in seguito a un'azione ben sviluppata sulla fascia destra: Gómez parte da posizione esterna attaccando il centro dell'area, ma all'improvviso arresta la propria corsa liberandosi dal difensore che lo stava marcando. A quel punto il pallone, sfiorato da Wass, gli cade addosso, così lui lo addomestica di coscia per fulminare col destro il portiere avversario. Due gol di pregevole fattura, che non serviranno al club gallego per evitare la prima sconfitta in campionato, ma che si riveleranno fondamentali per portare alla ribalta il talento di Maxi Gómez.


Il suo impatto con la realtà europea è stato devastante: dopo cinque giornate di campionato aveva già segnato quattro reti, tanto da guadagnarsi la prima convocazione con l'Uruguay, arrivata come premio del suo – tanto inaspettato quanto rapido – exploit. L'esordio in maglia charrúa, coinciso con l'amichevole contro la Polonia del novembre scorso, rappresenta il primo vero punto di arrivo della sua giovane carriera. Nato a Paysandú nell'agosto del 1996, Maxi ha mosso i primi passi calcistici in una piccola realtà locale, il Club Litoral, che dalla sua cessione al Defensor Sporting ha ricavato qualche decina di palloni, maglie e materiale tecnico per gli allenamenti. L'arrivo a Montevideo, nel 2013, si è concretizzato dopo una settimana di provini sostenuti nell'innovativo Complejo Juvenil Eduardo “Pichincha” Arsuaga, un laboratorio di idee, la vera e propria base dove vengono forgiati i talenti del domani di casa violeta.

Una dimensione unica rispetto al resto del paese: qui i ragazzi vengono seguiti durante la giornata, passo dopo passo, sia negli allenamenti che negli studi. Al “Pichincha” Maxi fa parlare subito di sé, visto che bastano un paio di allenamenti con la Quinta División – l'equivalente della nostra under 18 – per inquadrarlo e per consegnargli le chiavi dell'attacco. Dopo aver vinto campionato e classifica cannonieri con i suoi pari età, l'anno successivo sale a integrare la rosa della Cuarta, con la quale però giocherà molto poco. Ad attenderlo infatti ci sono la prima squadra e Juan Ramón Tejera, ai tempi dt del Defensor e suo mentore: «Quando arrivai al Defensor chiesi ai miei colleghi del settore giovanile quali ragazzi mi consigliavano di valutare – confidò il tecnico in un'intervista a Referí – e il nome di Maxi Gómez mi fu fatto all'unanimità. Bastarono pochi allenamenti per capire chi avevo di fronte, così chiamai il presidente e dissi: “Questo coi ragazzini non ci torna più”».

Nelle due stagioni e mezza con il Defensor Sporting, Gómez chiuderà con 29 gol in 52 partite, una media decisamente interessante, seppur circoscritta a un campionato di medio-basso livello come quello uruguagio.


Andando a snocciolare un po' di sue statistiche, si nota facilmente come Maxi non abbia patito affatto il grande salto nel campionato spagnolo. Attualmente i suoi gol formano circa il 30% della produzione offensiva del Celta: una percentuale impressionante per un ragazzo di soli 21 anni, che si alza vertiginosamente (quasi il 68%) se a queste aggiungiamo anche i gol di Iago Aspas.
In campo, il feeling tra i due è sbocciato sin da subito, giusto il tempo di prendersi le misure a vicenda: «Giocare con Aspas mi facilita molto le coseha dichiarato Gómez di recente – Sono arrivato qui per fare da riserva a Guidetti, ma il suo infortunio mi ha permesso di giocare sin dall'inizio». E infatti, visto il rendimento del centravanti di Paysandú, lo stesso Guidetti a gennaio si è visto costretto a cambiare aria.

Il ds del club, l'ex madridista Felipe Miñambres, sul ventunenne uruguagio ha investito una somma importante, circa 4 milioni di euro, strappandolo alla folta concorrenza che – così come il Celta – aveva messo gli occhi sopra al suo talento. L'ufficialità è arrivata a giugno, a pochi giorni dal trionfo del Defensor Sporting nel Torneo Apertura, nel quale Maxigol ha giocato un ruolo fondamentale, castigando prima il Nacional nello scontro diretto, per poi mettere a segno la doppietta decisiva nell'ultimo turno contro il Fenix. Pochi giorni prima, invece, era arrivato il battesimo internazionale: il Defensor era ospite della LDU di Quito quando Gómez, a inizio ripresa, zittì con una giocata delle sue le oltre cinquantamila anime presenti alla Casa Blanca.

Se c'è una cosa sulla quale potete scommettere, è che Gómez di paura non ne ha mai avuta. Soprattutto su un campo da calcio, il suo habitat naturale, l'unico posto che lo mette completamente a suo agio, come ha raccontato in una recente intervista rilasciata a un quotidiano gallego. Cresciuto in famiglia a pane e fútbol, con papà scambiava opinioni tattiche durante il tragitto per andare agli allenamenti, mentre con i suoi tre fratelli e la sorella ha condiviso sin da bambino la passione per il calcio.

Soprannominato Toro per via del suo fisico robusto e per la facilità con la quale sa liberarsi degli avversari nel corpo a corpo, Gómez agisce come vertice alto del 4-3-3 cucito addosso al Celta da Juan Carlos Unzué, tecnico arrivato a Vigo in estate per sostituire il partente Eduardo Berizzo. L'idea di gioco di Unzué, scuola Barcellona, è quella di sfruttare al meglio la freschezza degli esterni, alternando le loro fiammate a un calcio più ragionato rispetto al recente passato. Gómez è il giocatore ideale per fare da riferimento offensivo, perché oltre a togliersi qualche sfizio in fase realizzativa, è molto bravo a far salire la squadra, ma soprattutto apre molti più spazi rispetto a Guidetti. Spazi nei quali vanno a nozze due esterni rapidi come Pione Sisto e il già citato Iago Aspas. Il confronto con lo svedese è automatico, visto che di fatto quel posto da titolare apparteneva proprio a Guidetti, che però – una volta rientrato dall'infortunio – venne dirottato sugli esterni. Maxi ha un fisico molto particolare: 187 centimetri di muscoli, spalle larghe e baricentro basso, tanto che a primo impatto viene da chiedersi come un giocatore così sgraziato abbia potuto raggiungere certi livelli.


Tra dicembre e gennaio, Gómez ha segnato sia al Real Madrid che al Barcellona. Due gol nati e rifiniti nella stessa identica maniera: sgasata dell'esterno sulla fascia e palla messa al centro, dove il Toro è bravissimo a smarcarsi per ricevere palla e metterla in rete, una volta di piede e l'altra di testa. Il gioco aereo è una delle sue più grandi qualità, basti pensare che circa la metà dei gol segnati col Defensor sono arrivati grazie a questo fondamentale. Un dato clamoroso, che però completa il profilo di un centravanti brutto a vedersi, ma estremamente pragmatico e utile, sia in fase realizzativa che in chiave tattica.
Da buon sudamericano, non si estranea mai dalla lotta, spesso eccedendo: nella sua prima stagione in Liga ha già collezionato sette cartellini gialli e una giornata di squalifica, dopo che in patria si era reso protagonista di alcuni episodi sportivamente poco edificanti. Circa un anno e mezzo fa, colpì con un pugno un suo compagno di squadra che, all'uscita dal campo dopo una sconfitta, stava battibeccando con la tifoseria. Il gesto scatenò una rissa furibonda, sedata a fatica dai compagni di squadra, e costò la squalifica a entrambi.

La scelta di andare al Celta sembra essere stata ponderata a fondo. Partire da una piazza di medio blasone può essere la strategia giusta per approcciarsi al calcio europeo, e Vigo rappresenta il trampolino di lancio ideale per imporsi all'attenzione generale.
La sua escalation è stata molto rapida, tanto che a gennaio il suo cartellino valeva già cinque volte tanto. Nei primi giorni di mercato il Beijing Gouan ha approcciato in maniera concreta l'entourage del ragazzo, offrendo al Celta poco più di 20 milioni di euro e a Gómez uno stipendio dieci volte superiore a quello percepito in Galizia. Il trasferimento sembrava praticamente perfezionato, tanto che Unzué – suo malgrado – lasciò fuori il giocatore dalle convocazioni per il derby contro il Deportivo. Poi, forse per un'offerta al ribasso da parte dei cinesi, la trattativa è saltata.

Poco male, perché in Spagna Maxi Gómez può continuare il suo percorso di crescita cominciato ad agosto, quando – durante i primi allenamenti – in tanti si chiedevano chi fosse quell'attaccante dai movimenti sgraziati pescato in Uruguay da Miñambres, un ds che a Vigo non gode di ottima reputazione, tanto da essere stato oggetto di contestazioni nel recente passato. Su Gómez, però, pare averci visto giusto. Se l'annata del bomber charrúa dovesse finire in crescendo, come tutto sembra far presagire, la convocazione per Russia 2018 sarà scontata. A quel punto, il Celta potrà mettere il Toro in vetrina, attaccandogli al collo il cartellino con su scritto il prezzo da pagare, valido per chiunque intenda portarselo a casa. E, statene certi, 20 milioni non basteranno più.

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