Gli Elefanti sul tetto d’Africa


Ci sono voluti quasi vent'anni, ma alla fine la Costa d'Avorio ce l'ha fatta. Gli Elefanti si portano a casa la seconda Coppa d'Africa della loro storia, dopo il trionfo del 1992, che probabilmente rappresentava l'apertura di un cerchio.


Un cerchio ampio, chiusosi nella serata di Bata battendo ai calci di rigore il Ghana, altra squadra in cerca di risposte dopo il pessimo mondiale disputato l'estate scorsa, e con buona pace di Didier Drogba, uno che il titolo africano lo ha inseguito invano, sbattendo sul muro dello Zambia nel 2012. Sempre ai calci di rigore, e sempre con Hervè Renard in panchina. Questa volta però il guru francese era dalla parte "giusta", come tre anni fa quando i suoi Chipolopolo alzarono il trofeo nel cielo gabonese con gli occhi lucidi in ricordo di ciò che successe - proprio lì - vent'anni prima. Quando la Costa d'Avorio iniziò a studiare da grande.

L'Africa è questo. Paradossi, contraddizioni, destini che si incrociano, "vuvuzelas" che squillano ancora da Sudafrica 2010 e protagonisti inattesi. Boubacar Barry, numero uno della Costa d'Avorio, fino alla finale era rimasto in panchina a guardare i suoi compagni mietere vittime senza sosta; con l'infortunio al titolare Gbohouo si è ripreso quella maglia indossata per la prima volta nel 2000 e a 35 anni è diventato un eroe nazionale, parando tre calci di rigore nella serie finale e trasformando quello decisivo. Il ruolo di numero uno in Africa è sempre stato affascinante, e dopo l'epilogo maturato in Guinea Equatoriale c'è chi ha inserito "Copa" nel paragrafo storico riservato alle leggende, del quale fanno parte anche personaggi del calibro di N'Kono e Kidiaba (anche lui sconfitto dal duello con Barry, in semifinale). Cresciuto nel floridissimo vivaio dell'ASES Mimosas, ben presto si è ritrovato proiettato nel calcio europeo: tre anni al Rennes, poi il Beveren e la sostanziale "adozione" da parte del Belgio, dove ancora oggi difende i pali del Lokeren (da sette stagioni).
Ma la Costa d'Avorio non è stata solo Barry, e sarebbe riduttivo solamente pensarlo visto che il successo degli Elefanti nasce probabilmente a monte, durante la fase di preparazione quando Renard ha deciso di mettere mano in alcuni punti critici di un gruppo sì forte, ma troppo spesso inesploso. Anche perchè i fari erano puntati su di esso, soprattutto dopo una fase di qualificazione culminata con il vergognoso 0-0 di Abidjan contro il Camerun, dove entrambe le squadre non si sono fatte male per tutto l'arco del match.

Dopo un esordio un po' così, 1-1 contro una tostissima Guinea, Renard ha ritrovato la quadra cambiando chiave tattica, con l'inserimento di Max Gradel a dare sostanza sulla fascia destra e a prendersi i giusti applausi per i due gol da cineteca segnati a Mali e Camerun (a proposito di cerchi che si chiudono). D'altronde il potenziale era alto, e una volta passato il difficile girone la Costa d'Avorio ha preso consapevolezza nei propri mezzi sbarazzandosi di Algeria e Repubblica Democratica del Congo senza particolari problemi, grazie all'esplosione di Wilfred Bony e al rientro importantissimo dalla squalifica di Gervinho, anche lui a segno due volte. Con il ritorno dell'asso romanista Renard ha così potuto varare un 4-4-2 sulla carta semplice, ma molto quadrato, organizzato e soprattutto equilibrato. Fasce blindate, con la destra più pungente grazie alla coppia Aurier - Gradel e la mancina decisamente bloccata (da segnalare l'ottimo impatto del giovanissimo Kanon nel ruolo di terzino), Yaya Tourè a cucire il gioco e Serey Die a correre per tutti. Dietro, un altro elemento molto interessante si è rivelato il centrale classe 1994 Bailly, passato nel mercato di gennaio dall'Espanyol al Villarreal. Insomma, il giusto mix di esperienza e forze fresche ha consentito finalmente agli arancioni di salire sul tetto d'Africa, una vetta che fino ad un mese fa sembrava inscalabile.
Ad un passo da quella cima ci è arrivato il Ghana del nuovo corso Avram Grant. Dire che al momento dell'insediamento dell'ex West Ham in panchina ci sia stato scetticismo, soprattutto in Ghana, è poco, soprattutto perchè la federazione era ancora reduce dalle polemiche per il pagamento dei premi di Brasile 2014, quando i giocatori della nazionale - in particolare John Boye - si erano fatti "pizzicare" baciando mazzette di banconote. Poco male, perchè con il ritorno in grande stile dei due Ayew e la difesa "inglesizzata" da Grant, la Black Stars si sono tolte le loro belle soddisfazioni a livello di risultato, eliminando le due Guinee durante la seconda fase, prima di capitolare nella finalissima di Bata.

Non saranno solo i rigori di Costa d'Avorio - Ghana a rimanerci impressi nella mente per parecchio tempo. Le immagini che sono arrivate dalla Guinea Equatoriale mostrano in pieno i paradossi del calcio africano di cui si parlava prima. Innanzitutto, per la prima volta nella storia si è deciso un passaggio del turno tramite sorteggio; a beneficiarne è stata la Guinea, mentre il Mali è stato eliminato dalla cattiva sorte quasi ventiquattr'ore dopo aver giocato. Ma la disorganizzazione, purtroppo, non si è fermata solo a questo. E' il minuto 35 della ripresa di un Ghana - Guinea Equatoriale senza storia, con i ghanesi avanti 3-0 e l'accesso alla semifinale in tasca. I tifosi di casa decidono di non starci, forzano la rete del settore ospiti e cercano un contatto con i circa trecento tifosi bianconeri, costretti a invadere la pista d'atletica per essere tratti in salvo. Le immagini sono a tratti brutali, ma per lo più tristi visto che l'Africa non merita uno spot del genere. Obiang prende le distanze e nessuno lo contraddice, visto che di soldi per organizzare (male) il torneo ne ha messi a palate, ma che qualcosa non andasse si era capito già dal quarto impattato con un rigore inventato sulla Tunisia. "Quel gol ha pareggiato la partita - ha poi dichiarato la stella della Guinea Equatoriale, Javier Balboa - poi noi siamo stati bravi a vincerla nei supplementari". Vero, ma qualcosa che non ci convince rimane.

La disorganizzazione delle città è poi rimasta tale e quale a tre anni fa, soprattutto a Mongomo ed Ebebiyin, dove a causa di acquazzoni torrenziali (d'altronde, in mezzo alla foresta pluviale non poteva essere diversamente) si sono visti spettacoli imbarazzanti. Fortunatamente c'è anche stato il campo che ci ha restituito qualcosa indietro, come i gol bellissimi di Atsu e Gradel piuttosto che l'organizzazione deficitaria di tutti, a livello tattico, utile a rendere più imprevedibile le partite. Approcciandosi alla Coppa d'Africa bisogna tenere conto anche di questo, ovvero che è inutile fare paragoni con ciò che succede altrove, perchè il livello del calcio africano oscilla continuamente e vive di momenti storici che cambiano all'improvviso. Di certo il fascino di certi scenari resta immutato, così come l'Africa rimane il continente più misterioso del mondo in tutte le sue sfaccettature. Non cercate di capirlo, sarà lui ad attrarvi.

I VERDETTI
COSTA D'AVORIO - Campione
Ghana - Seconda classificata
RD Congo - Terza classificata
Cristian Atsu - MVP
Sylvain Gbohouo - Miglior portiere
Cristian Atsu - Miglior gol (vs Guinea)
Kwesi Appiah - Miglior giocatore della finale
RD Congo - Premio Fair Play
LA TOP 11 della CAF (3-5-2) - Kidiaba; Aurier, Afful, Kolo Tourè; André Ayew, Yaya Tourè, Gradel, Bolasie, Gervinho; Bony, Atsu DT: Renard
LA TOP 11 del sito (3-4-3) - Gbohouo; Aurier, Abdennour, Kanon; André Ayew, Yaya Tourè, Atsu, Gradel; Balboa, Bony, Mbokani DT: Renard


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